La montagna scende tra i banchi della scuola

Papa Francesco nella sua enciclica Laudato Sì ci ricorda che noi adulti portiamo verso i giovani una responsabilità enorme: stiamo per consegnar loro un pianeta debilitato, prossimo al collasso. Eppure eravamo stati avvisati dal Club di Roma fin dal 1972. E ci avevano avvisato anche il mondo scientifico libero, le associazioni ambientaliste. Oggi ci sorprendiamo ogni volta che scopriamo l’esistenza di un’iniziativa per portare la montagna, scuola di vita, tra i banchi della scuola. Eppure quest’idea risale addirittura a due secoli fa.

Da un recente quaderno dell’associazione milanese Quartieri tranquilli emergono storiche esperienze come i famosi “viaggi a zig zag” dell’educatore svizzero Topfer che risalgono alla prima metà dell’Ottocento o le Carovane scolastiche del Club Alpino Italiano e le più recenti Classes de neige francesi che continuano a fare testo al di là delle Alpi. Colpisce dunque in questi primi giorni dell’anno una notizia riportata nella newsletter settimanale della Regione Piemonte. A 88 scuole statali del primo ciclo (elementari e medie) arriveranno dall’assessorato all’Istruzione della Regione contributi per circa 113.000 euro. Con sollievo si apprende che queste risorse, non proprio noccioline, non serviranno a produrre neve artificiale per la cui produzione esistono già fondi governativi più che adeguati, bensì consentiranno di coprire le spese per l’organizzazione di giornate in montagna per i ragazzi. 
“Crediamo fermamente che potenziare le attività sportive in classe favorirà socialità e rispetto delle regole: un supporto fondamentale alla crescita di ciascuno e come Regione continueremo a lavorare per fortificare questa sinergia tra sport e istruzione”, ha dichiarato l’assessore piemontese all’Istruzione e Merito Elena Chiorino. “Lo sport è salute, scuola di vita. Determinante per la crescita dei giovani, impone uno stile di vita sano, dove lo sforzo fisico può aiutare a sentirsi inseriti nel mondo reale perché aiuta ad acquisire maggiore sicurezza e consapevolezza delle proprie capacità, insegna che ci vuole impegno per ottenere successi e superare gli ostacoli”.

Occorre tenere conto che stanno crescendo i movimenti “green” e che la salvezza dell’ambiente e la giustizia sociale sono le chiavi della lotta del futuro come ci insegnano i movimenti dei giovani. Ciò che conta oggi è gestire i cambiamenti climatici con un’opera di alfabetizzazione che vada in profondità e alla quale non si neghino i mezzi. Purtroppo diverse iniziative in proposito risultano (salvo errori) prematuramente tramontate. Una per tutte riguarda il progetto “Ghiaccio fragile” supportato a suo tempo addirittura dal quotidiano La Stampa. Non se ne è avuta più notizia. E che ne è delle annunciate linee guida per i licei e gli istituti tecnici che includano finalmente i legami tra clima e attività umane? Che fine ha fatto l’”ora di clima” nelle scuole? Quanti bambini e ragazzi conoscono davvero la montagna? Quanti conoscono la vita nelle vallate? E quanti hanno camminato in un bosco o hanno visto i colori dell’autunno in montagna? (Ser)

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