Collant e borsetta, sciatrice imperfetta

Sulla neve con collant e borsetta: con questa impropria tenuta si è presentata durante le recenti festività un’allieva di un corso di sci sui Piani di Bobbio, nel Lecchese. La scena è stata immortalata da un signore di Monza che ha postato lo scatto sui social. Apriti cielo, subito sono dilagate le polemiche tra chi difende il diritto a “vestirsi come si vuole” quando si fa parte della élite degli abominevoli sciatori, e chi ammonisce che con un abbigliamento sbagliato si violano elementari regole di sicurezza. 

 “Nudo su roccia”, 1920 circa, di Marcel Meys. Archivio Museomontagna. In apertura una pubblicità glamour degli anni Trenta.

La minigonna per chi se la può permettere non è certo l’indumento più adatto per andare sulle piste. Ma analoghe trasgressioni nella storia dello sci non si contano. Su un abbigliamento femminile ridotto al minimo si sono esercitati in passato celebri cartellonisti. E non sfuggì di recente in una pubblicità dell’Alta Badia (era su tutti i giornali) una figura femminile che emergeva dalle nevi, i rossi capelli al vento, inguainata in una veste bianca che “diventava” neve. 

A disegnare i contorni di quella imbalsamata bellezza, giù in basso che quasi non si notavano, erano due sciatori con le loro tracce. Ma piccoli piccoli e sembrava quasi che stessero fuggendo terrorizzati da questa inquietante apparizione. 

Seduzione d’alta quota, certo. Un espediente a cui ricorsero fin dagli anni venti cartellonisti e maghi della pubblicità alpina. Impossibile non confrontare l’immagine dell’Alta Badia con quella di Chéri Herouand che nel 1924 sulla “Vie parisienne” si abbandonò a erotiche visioni immaginando che la montagna fosse raffigurata da una ignuda divinità femminile. Che cosa rimane ancora da scoprire e da scandalizzarsi? (Ser)

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