Achtung trombicule, l’incubo continua

Era da un po’ di tempo che in questo sito non si parlava di trombicule e dei loro nefasti effetti quando ci aggrediscono durante un’escursione. Che qualche provvidenziale insetticida le avesse fatte sparire? L’allarme era partito un paio d’anni fa proprio da Mountcity e non per merito nostro. Abbiamo avuto il privilegio di essere stati tra i primi in redazione a sperimentare l’infernale assalto della neotrombicula autumnalis durante un’escursione nel Triangolo Lariano in un tripudio di fioriture. L’averne poi riferito nel podcast “Fatti e misfatti” inserito nella piattaforma di fattidimontagna.it ha fatto sì che l’allarme si sia diffuso anche tra i lettori “fatti di montagna” ai quali ha poi offerto conforto il dottor Giancelso Agazzi, specialista di medicina di montagna. Da esperto in punture di zecche e simili, nessuno meglio del dottor Agazzi poteva fare il punto sul montante trombiculio. 

E’ risultato tuttavia difficile se non impossibile sfuggire al pestifero acaro in determinati periodi e in alcune particolari aree delle prealpi lombarde e non solo. Effetto dell’emergenza climatica, anomalia determinata dal caldo anomalo? L’animaletto è tornato più volte in seguito a farsi vivo e, più che altro, a farsi… sentire. La sua presenza è stata segnalata in Lombardia sulle pendici del monte Cornizzolo e sul Barzaghino che svetta nel Triangolo Lariano. 

Pestiferi animaletti

“Pestifero” lo ha definito una lettrice costretta a ricorrere ad antistaminici per alleviare il forte prurito. Ma come evitare questi sgradevoli incontri? Come intervenire per alleviarne le conseguenze? Il problema affligge in determinati periodi chi cammina per diletto ma anche chi traffica negli orti. 

Ci si è chiesti se un protocollo in proposito della Commissione medica del Cai avrebbe potuto chiarire gli aspetti di questo flagello. Per capire meglio dove e in quali periodi si devono mettere in atto strategie anti-trombicule. Per ora però tutto tace. L’invito di fattidimontsagna.it a segnalare se si è a conoscenza di zone a rischio Trombicula ha tuttavia dato qualche frutto, visto che di questo animaletto non si sa mai abbastanza e non è raro che i medici lo ignorino (o, in tempi di pandenia, lo sottovalutino?).

Alla fine del 2022 si è infine fatta viva riferendo la sua impressionante esperienza una lettrice che si definisce “espertissima di trombicula autumnalis”. La signora vive in un giardino di un ettaro da considerare un bosco dove, sotto le foglie appena cadute, c’è uno strato di humus di circa un metro. E’ quello che da lei viene indicato come il “reame” della trombicula. 

Impossibile evitarli

“Qualsiasi cosa io faccia in giardino”, riferisce la gentile lettrice, “ormai indosso una tuta plastificata, stivali di gomma e guanti. La trombicula si arrampica velocissima dalle scarpe o dai guanti e si insinua appena trova uno spazio. Ultimamente metto anche gli elastici ai polsi e uno strato di 10 centimetri di bioadesivo sugli stivali di gomma. Sugli scarponcini da montagna lei si arrampica giuliva e poi passa sotto…”
Per fortuna, a detta della lettrice, c’è una cosa che l’acaro non sopporta, ed è la polvere di zolfo che si usa in enologia. Con quali criteri questa polvere vada usata non è tuttavia chiaro. “Per circa vent’anni”, conclude la lettrice, “nessun dermatologo mi ha diagnosticato l’origine dell’orticaria che mi tormentava. Mi dicevano che erano acari della polvere, ho fatto le prove allergiche, ma quello che non mi tornava era la periodicità nel corso dell’anno a mesi fissi”.
Vittima per ben due volte dei pestiferi acari è stata a suo tempo un’altra lettrice sul monte Barzaghino nel Triangolo Lariano e poi sul monte Cornizzolo, nei prati sotto la cima sul versante di Cesana Suello sopra la vecchia cava in disuso. 

La parola ai medici

Spiace davvero che alcuni medici si siano risentiti nella convinzione di essere stati tacciati di incompetenza. Il consiglio che questi camici bianchi offrono è peraltro sempre lo stesso: congruo abbigliamento e selezione dei luoghi dove soggiornare. In realtà un medico di base dovrebbe sicuramente possedere le competenze necessarie per trattare questi casi. 
Particolarmente infestata dalla Trombicula risulta in base alle segnalazioni giunte a fattidimontagna.it la Val Sabbiola, sopra Varallo, in particolare all’Alpe Palazzo. Lassù si sconsiglia vivamente il cammino tra le felci secche. Spiacevoli incontri hanno avuto per teatro anche il monte San Giorgio nella zona Alpe di Brusino. Una coppia di coniugi segnala a sua volta di avere subito fastidiose punture a Falcade (Col Mean Feder) senza che medici e farmacisti fossero in grado di offrire un riscontro “tant’è che, ipotizzando infestazione dell’acaro dei tarli, ho disinfestato l’intero appartamento. Pur con tutte le precauzioni (vestiario, spray, doccia immediata) qualche puntura ai polpacci andando a funghi sono costretto a subirla. Abbiamo scoperto grazie ad internet che si tratta di trombicula. Attenzione: questi animaletti sono molto aggressivi e fastidiosi ma nessuno in loco le segnala”.

Grignetta infernale

E ancora. Dopo uno spiacevole incontro sopra Esino Lario al passo Agueglio, un lettore si è trovato nell’autunno scorso torace, inguine e schiena devastati. E infine una lettrice appassionata di scalate dopo un’ascensione in Grignetta alla punta Giulia è tornata piena di punture che definisce “enormi e pruriginose” (oltre che con tre zecche attaccate sulla pancia e sulle gambe…). “Dopo alcuni giorni infernali”, spiega, “i ponfi si sono sgonfiati ma ero angosciata perché nessuno sapeva dirmi niente e non riuscivo a capire che cosa fosse! Ora so che questa bestiaccia è davvero orrenda. Avevo pantaloni lunghi ma non è servito molto…”. (Ser)

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