Ma cos’è questa crisi? 

Apocalittici e impegnati erano le categorie di intellettuali che dominavano le scene culturali negli anni Sessanta secondo Umberto Eco. Luca Mercalli che come climatologo sa il fatto suo e qui non ci si permette di classificare afferma che alle stazioni sciistiche ad alta quota rimangono circa 40 anni di vita. Apocalisse in vista dunque? In attesa di nuovi modelli di sviluppo, converrebbe allora ascoltare anche la campana degli ottimisti, affascinati in questo fine 2022 dal non previsto sold out delle località sciistiche soprattutto In Piemonte. Dove si sono previste per Capodanno percentuali di presenze, in montagna, tra il 70 e l’80%. Meglio di così…

La neve a quanto si apprende è bellissima in tutto il Cuneese, anche se l’innalzamento delle temperature a ridosso di Natale certo non aiuta. Gli amanti delle mete alpine in ogni modo non sembrano secondo il quotidiano La Stampa temere il rincaro che ha fatto lievitare i prezzi degli alberghi fino al 10% e dei biglietti delle ferrovie di montagna del 5%. Ma un po’ dovunque nelle località invernali i dati raccolti raccontano della voglia delle persone di lasciarsi alle spalle gli ultimi due terribili anni, di ritrovarsi, stare insieme. In ogni caso il bilancio sarà uguale se non addirittura migliore del 2019. Ma cos’è allora questa crisi?

Meglio ancora stanno le cose appena oltre confine, nelle località elvetiche. L’ottimismo sarebbe laggiù dovuto all’inflazione più contenuta nella Confederazione (+3%) rispetto al resto dell’Europa dove veleggia intorno al 10%. A quanto si legge nel sito ticinonews.ch, a pochi chilometri dalla frontiera con l’Italia si prospetta una stagione invernale con i fiocchi.

In base al flusso di prenotazioni Svizzera Turismo si attende un aumento dell’1,5% dei pernottamenti rispetto a dodici mesi fa e dell’1% nel confronto con l’inverno 2018-2019, grazie soprattutto al ritorno degli stranieri (+18%). Gli amanti delle mete alpine non sembrano quindi temere in Svizzera il rincaro che ha fatto lievitare i prezzi degli alberghi fino al 10% e dei biglietti delle ferrovie di montagna del 5%. Probabilmente questo è dovuto all’inflazione più contenuta nella Confederazione (+3%) rispetto al resto dell’Europa dove veleggia intorno al 10%.

Le previsioni della Cipra

Ben vengano le buone notizie di marca elvetica. Eppure è trascorsa solo qualche settimana da quanto la Commissione per la protezione delle Alpi (Cipra International) ha messo in rete una serie di fosche previsioni per la nuova stagione dello sci, quella che non conosce frontiere nelle Alpi. “La pandemia di Covid”, si legge in un comunicato della Cipra, “aveva bloccato gli impianti di risalita in molte regioni alpine, ma ora la situazione è ulteriormente aggravata dalla crisi energetica. L’Associazione italiana degli esercenti funiviari ha lanciato l’allarme sostenendo che l’aumento dei prezzi dell’energia minaccia l’operatività, in particolare delle stazioni sciistiche più piccole, e ha chiesto un aiuto al governo. Così molte stazioni sciistiche stanno aumentando drasticamente i prezzi dei biglietti e per rimanere economicamente sostenibili e stanno anche considerando misure per tagliare i costi. Il portavoce dell’associazione austriaca degli impianti di risalita ritiene che i comprensori sciistici non siano grandi consumatori di energia, tuttavia ora il settore intende risparmiare dove possibile: innevamento artificiale ridotto o posticipato, impianti di risalita più lenti, nessun riscaldamento dei sedili, tagli nella ristorazione, meno illuminazione e avanti di questo passo. Anche gli impianti tedeschi della Zugspitzbahn in questa stagione intendono risparmiare il dieci per cento del loro consumo energetico con provvedimenti analoghi”.

E non è finita. “L’aumento dei costi”, annuncia la Cipra, “frena a quanto si apprende anche il boom dell’edilizia alpina. Per la prima volta da 20 anni a questa parte gli Stati Uniti hanno superato l’Austria come Paese che investe di più nelle proprie stazioni sciistiche a livello mondiale. Le stazioni sciistiche austriache si propongono di incrementare la propria produzione di energia, ad esempio installando turbine eoliche o convertendo i propri bacini per la produzione di neve artificiale in centrali elettriche di pompaggio”. 

“Sulla scorta delle stazioni sciistiche, la crisi energetica dimostra in modo acuto ciò che la crisi climatica ci costringerà comunque a fare nel lungo periodo: dobbiamo gestire in maniera più oculata le risorse disponibili”, afferma Kaspar Schuler, direttore della CIPRA International, facendo riferimento alla gestione dell’acqua come esempio. “Questo approccio comprende anche l’ecologia delle acque, l’irrigazione in agricoltura e l’approvvigionamento di acqua potabile per gli agglomerati urbani intorno alle Alpi”. 

Continuare con un “business as usual” sarebbe fatale per il turismo invernale, conclude Schuler. “Sviluppo sostenibile significa anche dismettere le stazioni sciistiche in luoghi in cui il loro funzionamento non ha più senso, come è avvenuto di recente nel villaggio montano francese di Saint-Firmin: alla fine di ottobre 2022, gli impianti di risalita sono stati smantellati dopo anni di inattività provocata dalla mancanza di neve”.

Fonti

www.corrieredelleconomia.it/2022/08/30/caro-energia-anef-aumenti-non-sostenibili-per-impianti-di-risalita/ (it), www.srf.ch/news/schweiz/wegen-moeglicher-stromknappheit-skigebiete-bibbern-erhoehen-preise-aber-nur-leicht (de), www.derstandard.de/story/2000141102535/seilbahnen-wollen-vermehrt-auch-selbst-strom-produzieren (de), www.faz.net/aktuell/reise/winter-skifahren-colorado-ikon-pass-epic-pass-aspen-vail-18469132.html (de), www.spiegel.de/panorama/energiekrise-auf-der-zugspitze-kalte-hintern-und-laengere-wartezeiten-in-der-skisaison-a-75507b33-79d1-470a-83af-0535f4cb65f5 (de), https://edition.cnn.com/travel/article/french-ski-resort-dismantled-ski-lift-scn/index.html (en), www.ecrins-parcnational.fr/actualite/demantelement-teleski-desaffecte-saint-firmin (fr), www.derstandard.at/story/2000141393454/teurer-schnee-der-schwere-start-in-die-skisaison (de)

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