L’inguaribile marginalità della montagna 

E’ una diffusa impressione che chi governa l’Italia, a qualunque schieramento appartenga, ignori o sottovaluti l’importanza della montagna. Ma di chi è la colpa se la montagna è ignorata o messa in coda alle priorità? Se sulle testate nazionali sono sparite le pagine dedicate alle terre alte? Se tra i best seller letterari non si trova più neanche un libro di montagna? Che cosa si può fare per rimediare? 

Voci autorevoli si erano recentemente levate in difesa dei territori marginali.  Il Presidente Mattarella l’anno scorso in occasione della Giornata internazionale della montagna (la si celebra ancora domenica 11 dicembre), definì come un modello di economia sostenibile la montagna, un esempio “al quale guardare e i cui equilibri vanno gestiti con saggezza”. Il Capo dello Stato non ebbe dubbi nell’indicare tra gli squilibri la carenza di trasporti pubblici, di servizi sanitari, di servizi educativi, di posti di lavoro. Va precisato che la fruizione di alcuni di questi servizi è tutelata costituzionalmente. Una nuova legge se ci sarà non può non tenerne conto.

Sulla marginalità della montagna in Italia si sono scritti fiumi di parole. Come osservò parecchio tempo fa Luigi Casanova, portavoce e presidente onorario di Mountain Wilderness Italia, “noi tutti siamo la causa della marginalità della montagna a cominciare dalla grande politica. Senza che i giornalisti si offendano, una parte di responsabilità è anche loro”.

I giornalisti, non tutti, hanno spesso dato prova di amare la montagna e di frequentarla. La Federazione della Stampa ha perfino partorito un gruppo di specializzazione che ha avuto vita breve. La marginalità delle terre alte, se di questo si vuol parlare, dovrebbe dipendere da chi ci governa. Uno spiraglio si era aperto con il Governo Draghi. Qualcuno si ricorderà che un nuovo disegno di legge contro lo spopolamento era ormai a un passo dall’approvazione definitiva del Parlamento. I fondi a disposizione sembravano consistenti: 100 milioni di euro quest’anno da raddoppiare a partire dal 2023.

Ma, al di là dei pur decisivi stanziamenti di risorse contavano nel citato disegno di legge gli obiettivi e il percorso: limitare gli squilibri, contrastare lo spopolamento, dare una prospettiva di sviluppo ad aree finora ritenute marginali sono alcuni di questi obiettivi. Si era compreso finalmente che la montagna per quanto marginale rappresenta un valore aggiunto che la politica non è stata finora in grado di riconoscere. 

Oggi ci si chiede se con la monocultura balneare in cui è immersa l’Italia del tempo libero, a quali condizioni la montagna può fare notizia La risposta in realtà cercò di darla nell’altro millennio il Club Alpino Italiano cavalcando la tigre della multimedialità e schierando una particolare task force. Ma nessuno poté celarsi una verità con cui la comunicazione legata alla montagna deve pur sempre fare i conti. E’ infatti una secolare faccenda d’incomprensioni quella che talvolta divide o addirittura contrappone la montagna e il giornalismo. Di “giornali male informati” si occupò addirittura nel 1885 la Rivista del Club alpino nell’impeto missionario instaurato dal fondatore Quintino Sella. 

E’ noto nondimeno che nel 1863 l’illustre statista fondò il CAI anche nella prospettiva di scendere in campo con uomini e mezzi appropriati nel settore delle pubblicazioni “alpine” togliendo la leadership alle agguerrite riviste specializzate d’Oltremanica. Per una serie di motivi che sarebbe arduo sintetizzare, quel clima di apostolato non è mai venuto meno nel trascorrere delle epoche, nell’alternarsi delle culture. 

Niente di strano quindi che in un campo tanto legato a principi immutabili sussista nel millennio in cui viviamo il problema di un’”informazione impropria”, termine con cui la stampa che si occupa di montagna viene talvolta marchiata a fuoco. Per contro, un certo clima di apostolato per una migliore comunicazione non è mai venuto meno nel trascorrere delle epoche, nell’alternarsi delle culture. Sempre scontrandosi, occorre riconoscerlo, con il mondo della carta stampata che certe volte sembra fare di tutto per alienarsi simpatie e credibilità. Sarà il caso di riparlarne e cercheremo di farlo al più presto in questo sito. (Ser)

Commenta la notizia.