Vie storiche / I fantastici taja sass del Lario 

Hanno viaggiato nel tempo e nello spazio per millenni. I massi erratici trasportati dai ghiacciai hanno percorso grandi distanze per spostarsi dalle montagne nei fondovalle, in luoghi pianeggianti dove hanno potuto concludere il loro cammino. In Italia sono numerosi sia a ridosso dell’arco alpino che degli Appennini costituendo interessanti oggetti di studio. Molti massi erratici sono presenti anche in Lombardia nella fascia prealpina; utilizzati spesso come luoghi di culto suscitano ai più, soprattutto in ragione delle loro forme e dimensioni, una particolare attrazione. 

Nell’area lariana, a Valmadrera, oltre al monumentale Sasso di Preguda e al Sass Negher, esiste la località di Taja Sass che si raggiunge percorrendo un ampio sentiero acciottolato. Dalla frazione Belvedere si raggiunge la panoramica piana di San Tomaso ove sorgono l’omonima chiesetta e le abitazioni rurali con un ristoro. Si tratta di un terrazzo naturale posto sopra l’abitato di Valmadrera da cui si ammirano il Resegone che si specchia nel Lario, il Moregallo ed il Corno Birone. 

Dalla Piana di San Tomaso, in breve tempo si raggiunge l’antica zona della Val Molinata in prossimità del torrente Inferno, chiamata nel dialetto locale Taja Sass, taglia sassi. 

Le rocce segate (foto in apertura) sono state dapprima enormi massi erratici trasportati circa 18000 anni fa dal ghiacciaio. Qui il Resegone visto da Valmadrera. (ph. R. Franchi /Vie Storiche)

La denominazione deriva dal fatto che qui avveniva il taglio dei sassi tra la fine dell’Ottocento e l’inizio della seconda guerra mondiale. Le rocce segate, così come ancora oggi è ampiamente visibile, erano enormi massi erratici trasportati circa 18000 anni fa dal ghiacciaio dell’Adda al momento della sua massima espansione. I blocchi di serpentino verde provenienti dalla Valmalenco erano particolarmente richiesti per l’edilizia urbana e funeraria.

Nel corso degli anni nell’attività si succedettero varie imprese che occuparono un numero assai limitato di addetti. Un interessante pannello curato da Azienda Regionale delle Foreste, Provincia di Lecco e Comunità Montana del Lario Orientale illustra con disegni e didascalie come avveniva nella pratica questa attività. La ricostruzione dei metodi di lavoro è stata possibile grazie all’esperienza diretta e alla preziosa testimonianza di un anziano taja sass. 

In uno stabile risiedevano gli operai che controllavano giorno e notte il funzionamento del motore azionante il filo da taglio elicoidale lungo circa 1200 metri. Ogni lastra tagliata, legata con catene e funi metalliche, tramite un argano a mano veniva caricata su massicci carri in legno trainati dai buoi che raggiungevano la piana di San Tomaso e quindi Valmadrera.

L’imponente masso erratico di serpentino che ancora oggi si può vedere e i numerosi blocchi squadrati lasciati sul posto sono testimonianza di un lavoro sospeso: il taglio, durato sei mesi, aveva procurato, al momento dello spacco, una frattura interna alla roccia che ne aveva impedito l’utilizzo commerciale.

Rosalba Franchi

(testo e foto)

www.viestoriche.net

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