Ciclisti in pericolo / Una campagna per salvarli

Recentemente sono state riportate in questo sito le preoccupanti statistiche degli incidenti capitati ai ciclisti dotati di biciclette elettriche sui sentieri di montagna. In un paio d’anni gli incidenti risultano più che triplicati e tra i motivi sono stati indicati l’insufficiente preparazione di chi si dedica al cicloescursionismo. Non mancano però i motivi per cui i ciclisti dovrebbero sentirsi a loro volta vittime innocenti. In Italia muore un ciclista ogni 35 ore e tantissimi incidenti avvengono in fase di sorpasso. Mercoledì 9 novembre a Milano un ragazzo di 14 anni è stato investito da un tram a 200 metri da scuola e purtroppo ha perso la vita. Nel 2021 si sono contate 229 vittime della bici.

E’ probabile come si è letto sui giornali che questo non sia un Paese per i ciclisti. Occorrerebbe però che gli automobilisti prestassero maggiore attenzione soprattutto in fase di sorpasso. E poi ammettiamolo: le nostre strade dovrebbero essere più sicure per pedalare. Servono più strade a 30 all’ora e piste ciclabili che non siano invase dalle auto. Questo chiede anzi invoca una campagna di cui si fa carico l’Associazione culturale “Io Rispetto il Ciclista”.

L’associazione è nata nell’ormai dal lontano 2014. L’obiettivo era, e continua ad esserlo, quello di diffondere una cultura di rispetto del ciclista sulla strada. Così in Parlamento più e più volte è stata chiesta l’introduzione nel codice della strada della distanza minima di sicurezza di un metro e mezzo in fase di sorpasso di un automobilista rispetto a un ciclista. Legge che a quanto riferiscono i paladini dei pedalatori è già presente nella maggior parte dei Paesi Europei e che per vari motivi ad oggi in Italia non è ancora stata introdotta.

Il problema è culturale. Ma come si costruisce una cultura della sicurezza stradale? Se tanto si è fatto dal punto di vista tecnologico per garantire la sicurezza di chi guida un’automobile ben poco si è lavorato dal punto di vista educativo, comunicativo e infrastrutturale per garantire una vera presa di coscienza intorno a quei valori che la condivisone della strada porta con sé. Perché non abbiamo ancora un’educazione stradale obbligatoria nelle scuole, gestita da professionisti capaci di coniugare visione e concretezza? Perché non sono coinvolte adeguatamente le Università su questi temi? Perché non vengono prodotti e trasmessi in tv spot di sensibilizzazione “forti”, continui, efficaci?

Ma soprattutto, perché il nostro Paese è fra i Paesi europei a fare meno controlli sulle strade? Quando l’accesso alla guida di un’auto è così facilitato e non si nega il rinnovo della patente anche ai novantenni, ogni auto può trasformarsi in qualsiasi momento in un’arma e i controlli sono la prima forma di prevenzione.

Le vittime di questa violenza ormai ultracentenaria, i loro familiari e i tanti feriti gravi di cui non si parla quasi mai, meritano una risposta. E la risposta dev’essere continua, vera e a difesa di un valore condiviso. La campagna “Io rispetto il ciclista” ha iniziato a essere fisicamente presente sulle strade con l’installazione di oltre 4.000 cartelli in più di 400 comuni che indicano il sorpasso minimo di sicurezza di un automobilista rispetto a un ciclista. Cartelli che hanno un significato molto preciso: ricordare agli utenti motorizzati della strada la presenza di altri utenti sicuramente più deboli. Chi volesse aiutare a rendere l’Italia un Paese sicuro per pedalare può scrivere a iorispettoilciclista@gmail.com per ricevere tutte le istruzioni per proporre ai comuni il posizionamento dei cartelli.

Ma c’è per concludere anche un’altra faccia della medaglia. Non sempre i ciclisti sono a loro volta rispettosi del codice della strada, di frequente invadono i marciapiedi cittadini, vanno contromano e, con pedalata assistita, vanno come schegge. E poi non indossano caschetti ed eventualmente guanti per proteggere le mani in caso di cadute. Che si sentano immortali? (Ser)

In apertura un aspetto della campagna pro ciclisti. In Italia muore un ciclista ogni 35 ore e diversi incidenti avvengono in fase di sorpasso.

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