Il fovoltaico in quota diventa un caso

Nel mirino degli ambientalisti svizzeri è finito il progetto Gondosolar che nel Vallese, al confine con l’Ossola nei pressi del Sempione, promette di diventare alla quota di 2000 metri il più grande parco fotovoltaico dell’intera Confederazione. Come riporta il sito fattidimontaga.it, contraria al progetto si è dichiarata Mountain Wilderness Svizzera. Anche la Fondazione per la tutela del paesaggio, Pro Natura e i rappresentanti regionali del Partito Verde risulta che siano critici. 

Insomma, il Gondosolar è diventato un caso. Le ragioni? Su una superficie equivalente a 14 campi da calcio, l’impianto provocherebbe la perdita di una zona rifugio per la fauna selvatica e verrebbe compromesso il contesto di un’antica strada romana. In compenso l’impianto dovrebbe produrre circa 23,3 milioni di kilowattora all’anno, più della metà nei mesi invernali. Un risultato che merita tuttavia attenzione tenuto conto che nel Vallese la radiazione solare è del 15-20 per cento superiore alla media svizzera e che al momento soltanto il 6% del fabbisogno energetico viene soddisfatto grazie al sole che peraltro splende nello stemma di Gondo. 

Sull’argomento Fattidimontagna.it ha raccolto anche il parere di Alberto Paleari, guida alpina e scrittore, abituale frequentatore delle Gole di Gondo dove ha tracciato impegnativi itinerari di arrampicata. Favorevole al fotovoltaico? Certamente, ma più a quello sui tetti delle case e dei capannoni industriali, un po’ meno in zone selvagge e incontaminate che preferirebbe restassero, appunto, selvagge e incontaminate. “E comunque”, conclude Paleari, “un campo fotovoltaico è sempre meglio di una centrale a carbone”.

Il sole splende nello stemma di Gondo. In apertura una simulazione al computer del parco solare fatta da Gondosolar.

Commenta la notizia.