Tradizioni / Lo pan ner (pane nero)

Lo scorso ottobre sulle Alpi occidentali, dalla Valle d’Aosta alla Val d’Ossola, e in Svizzera si è svolto “Lo pan ner”, il festival che ricorda nelle alte valli alpine la cottura collettiva del pane “nero” di segale che avveniva una o due volte l’anno. Era un rito comunita­rio che prevedeva l’accensione dei forni: rimanevano accesi più giorni e ogni famiglia della frazione di vil­laggio a turno provvedeva all’ali­mentazione del fuoco e alla cottura del pane. 

Diciamolo subito chiaro: era un pane povero che andava poi, nei mesi successivi, frantumato e ammollato in acqua o latte (la “ga­stronomia alpina” è un’invenzione recente ad uso e consumo dei turi­sti). 

Nel 1535 Joachim de Annono, fun­zionario spagnolo al servizio del Ducato di Milano, visitò la Valle Anzasca per capire quante tasse potessero essere richieste. 

Scrisse: “Concludono ancora, che quasi tutti vivono di pane di crusca e di carnelle, o di farina di rottami di castagne incorporate con qual­che poca farina di segale; e così io ho visto in molti luoghi a ma­cinare della farina di vinazze; ho visto ancora della farina fat­ta delle love del panìco doppo s’è sbattutto il grano; ho visto ancora in tutti li luoghi dove sono stato del pane della sorte predetta, il quale è cosa molto maravigliosa da vedere; e più, per quello ho inteso da molte persone, di simil pane spesse volte manca alle persone. … Ho visto ancora del pane di segale duro come sasso, cotto a questo Natale, come mi hanno giurato, ed anco provato.” 

Nel 1994 l’amico scomparso Pa­olo Bologna, partigiano e stori­co della Resistenza, scrisse un libro straordinario. Si chiama “Il paese del pane bianco”. Nell’autunno 1944 la “Repub­blica dell’Ossola” organizzò in una settimana l’espatrio di 1500 bambini ossolani accolti in Svizzera da altrettante famiglie grazie all’impegno della Croce Rossa elvetica. Un aiuto tra po­veri in tempo di guerra. 

Molti di quei bambini manten­nero legami grati. Uno di essi scrisse ai nonni: “Sono arrivato in un paese dove mangiano il pane bianco”. Lui che veniva da una povera valle dell’Ossola dove l’unico pane era quello nero di segale. 

Paolo Crosa Lenz

da Lepontica, novembre 2022

One thought on “Tradizioni / Lo pan ner (pane nero)

  • 11/11/2022 at 19:15
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    Il pane “nero” di segale contribuisce a rendere felice il nostro intestino e un intestino felice condiziona il nostro umore. I disturbi intestinali possono compromettere la qualità della vita influenzando il carattere degli individui. Stipsi, colon irritabile, emorroidi, ragadi creano situazioni di stress psicofisico poiché il mondo emotivo di ciascun individuo è collegato all’intestino e al suo sistema nervoso.
    Intestino e cervello sono intimamente collegati tra loro e si influenzano a vicenda.
    “Noi siamo quello che mangiamo” quanta ragione aveva Feuerbach.

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