Addii / Franco e Antonietta, vite ribelli

Se ne è andato a Masera, in Piemonte, Franco Sgrena. Fu partigiano e padre della giornalista Giuliana rapita nel 2004 in Iraq. Aveva 96 anni, tutti vissuti da ribelle. Si è spenta nell’Ossola anche la staffetta partigiana Antonietta Chiovini vedova Perozzi, nota come la “17” in ricordo dell’età in cui iniziò la sua attività nella Resistenza. A entrambi dedica un particolare ricordo Paolo Crosa Lenz nel numero di novembre della sua bella pubblicazione mensile “Lepontica” .

Come nella natura degli esseri umani gli ultimi partigiani vanno. Vanno, ma lasciano memoria di esperienze di vita preziose. Franco Sgrena, papà della giornalista Giuliana che fu rapita in Iraq, aveva 96 anni e viveva a Masera in Val d’Ossola. Aveva fatto la ritirata di Russia e poi il partigiano nell’ottava Matteotti (nome di battaglia Ranca). Poi nel dopoguerra anche il contrabbandiere, lo spallone tra Italia e Svizzera. Una vita di “disobbedienza”. 

A lui e alla moglie Antonietta Neta (“bella come Liz Taylor”) lo scrittore vigezzino Benito Mazzi aveva dedicato un libro affascinante: “La ragazza che aveva paura del temporale” (Interlinea, Novara, 2011). Il libro racconta l’avventura e l’amore di una vita, anche la lotta “epica” tra gli sfrusitt e i finanzieri, spesso uguali nello svolgere un mestiere gramo. 

Franco Sgrena, da democratico saldo, ha sempre partecipato alle “ricorrenze”. Diceva: “Dobbiamo esserci, è un nostro dovere. Per quelli che non ci sono più e per i giovani, per quelli che non sanno cosa è stata la Resistenza, la lotta che ha portato alla liberazione e alla democrazia che respirano ogni giorno”.

Il partigiano Franco Sgrena in apertura e qui con la moglie Antonietta. Sempre in apertura Antonietta Chiovini che fu staffetta partigiana.

Antonietta Chiovini aveva 95 anni e viveva a Verbania. Aveva fatto la partigiana (nome di battaglia Dorsett), protagonista di una Resistenza che fu il “Secondo Risorgimento d’Italia”: non il primo condotto da intellettuali e studenti protetti dai Savoia, ma quello di un popolo, donne e uomini, che riscattarono l’Italia dal Fascismo. 

Antonietta portò messaggi, medicine e armi alle “bande” rifugiate a Scareno in Valle Intrasca. 

Poi fu individuata a salì in montagna. Lì conobbe un uomo venuto dalle Marche, Giuseppe Perozzi (il comandante Marco della “Cesare Battisti”). Combatterono insieme e costruirono una vita insieme nella “nuova Italia”. 

Mi ha sempre colpito come, in anni difficili dove la vita era volatile ma gli ideali saldi, nascessero amori duraturi. Il contrario della guerra. 

Anche questa è una memoria buona. Antonietta era sorella di Nino Chiovini, partigiano e scrittore a cui è dedicato il “parco letterario” del Parco Nazionale Val Grande. 

Paolo Crosa Lenz

da Lepontica, novembre 2022

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