Che spettacolo i Ragni nel “Buco del Piombo”

“Buco del Piombo up and down“ è il titolo della serata organizzata dal Cai venerdì 28 ottobre alle 21 al cinema Excelsior di Erba. Attraverso la proiezione dei film “C’era una volta“ realizzato dal team di Unica TV e “Oltre il cancello“ climber e speleologi raccontano quello che è indiscutibilmente il gioiello della Valle Bova. A parlare dell’evoluzione dell’arrampicata sulle pareti di questa grotta poco sopra Erba (Como) ci saranno alcuni dei protagonisti di allora e di oggi, a parte il veterano Graziano Bianchi convalescente per un intervento ortopedico. 

Difeso da avanzi di muraglie romane e medievali, il Buco del Piombo è un grande speco aperto in una parete verticale di calcare nella val Bova il cui solco boscoso si apre a 695 metri di quota poco sopra Erba (Como). E’ stato negli anni Cinquanta e Sessanta, con l’evoluzione dell’arrampicata e della tecnica artificiale che fu possibile tracciare nuove vie di arrampicata. Fu in particolare Graziano Bianchi, guida alpina di Erba, il protagonista di quella stagione. Fu per primo Graziano ad avere l’intuizione di violare la grande volta del Buco del Piombo. I suoi chiodi sono ancora lì a raccontare quel periodo. 

Nacquero così le prime vie di arrampicata all’interno dell’immensa volta. Dopo il periodo ’60-’70, in cui sono nate quasi tutte le vie, in pochi rivolsero di nuovo lo sguardo verso le falesie del Buco del Piombo. Fino a tempi più recenti quando il fascino di quella parete ha richiamato l’attenzione di una nuova generazione di scalatori.

Il “ragno” Simone Pedeferri ha creato nella grotta, in cordata con Luca Schiera, il suo dantesco capolavoro “La Divina Commedia”.

Seguendo l’evoluzione dell’alpinismo la grotta ha vissuto varie fasi e qualche anno fa Simone Pedeferri e Luca Schiera dei Ragni di Lecco hanno creato il loro capolavoro: “La Divina Commedia”, una via di 150 metri, dei quali la metà sono strapiombanti, che percorre l’intera volta della grotta, passa sul muro che sovrasta l’antro ed esce nel bosco che domina la vallata. 

Questa linea su alte difficoltà ha acceso i riflettori dell’arrampicata mondiale sul Buco del Piombo la cui storia alpinistica è raccontata nel documentario che celebra l’evoluzione dell’arrampicata sulle sue pareti.

Lungo la via “La divina commedia” (quell’antro ricorda, in effetti, l’inferno dantesco), dei sei tiri di corda due sono praticamente orizzontali, nel senso che si percorrono aggrappati a un centinaio di metri da terra con un sistema di sicurezze. Per chiodare la via ci sono voluti 17 giorni, come riferisce Federico Magni nella pagina della montagna sul quotidiano Il Giorno. Il terzo giorno per agevolare le manovre i “ragni” hanno montato una portaledge (amaca per bivaccare in parete). Alla fine, soddisfatti, sono riusciti a ripetere in libera quella loro faticata “Divina commedia”.

“Non so come ai nostri tempi facessimo a reggerci sulle staffe”, racconta oggi Graziano, 85 anni. “La prima volta che tentammo fu con Jack Canali e Carlo Nembrini. Siamo partiti a destra guardando la grotta e siamo usciti sulla volta. Poi con Ginetto Mora ho aperto un’altra via. Siamo arrivati al centro della grotta dove c’è un grande gradone sotto il tetto. Abbiamo aperto un traverso che percorre tutta la volta da destra a sinistra. Con Ivo Mozzanica invece, sempre partendo da dove eravamo passati la prima volta, siamo usciti al centro della parete aprendo anche in questo caso una nuova via. Il materiale è ancora lì”. 

Dall’1800 il Buco del Piombo è un’attrazione turistica. Fu visitato due volte anche dalla Regina Margherita. Di recente è stata portata a termine una consistente operazione di bonifica delle rocce. 

Una veduta dell’immensa cavità che si apre in val Bova poco sopra Erba (Como). In apertura Graziano Bianchi che per primo si avventurò su quelle pareti.

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