Applauditi e mangiati stufati. L’amaro destino degli asini

Il Palio degli Asini di Alba è una corsa divenuta negli anni una delle principali attrattive della città piemontese. Da tempo si tiene la prima domenica di ottobre. In piazza Risorgimento il fantino vincitore Silvano Accomo detto “Brillo”, appartenente al borgo dei Brichèt (qui in una foto tratta dal web) è stato il 2 ottobre acclamato dai propri borghigiani e da Margherita Fenoglio che gli ha consegnato il drappo ispirato al romanzo del padre “La Malora”.

Grandi feste e carezze anche per il chiuchino vincitore che si chiama Bacco per essere meglio in sintonia con il suo fantino.  Il problema è che, esauriti i riti festosi di Alba, per questo mite amico dell’uomo si apre una stagione contrassegnata da ben altri riti . Tra le sagre che costellano i week end autunnali in diverse località alpine si moltiplicano infatti le “Sagre dell’asino”. 

Per l’organizzazione si mobilitano comitati di allevatori con spettacoli, incontri, fiere-mercato di prodotti locali, polentate con gli alpini e quant’altro. Sta di fatto che dovunque nei menu figurano “brasati d’asino” da mettere in tavola alternativamente con tortellini e/o polente. In una località le locandine annunciano una sagra dello stufato d’asino ed evitiamo di citarne il nome per rispetto a queste usanze pantagrueliche sulle quali sarebbe forse arrivata l’ora di riflettere un po’.

Non occorre certo far parte dei vari comitati per la bioetica per deplorare che si faccia festa al quadrupede… facendogli la festa e trasformandolo in brasato col ragù. Ma così va il mondo. Gli animali, come noto, soffrono, come noi esseri umani e non a caso la Animal Welfare Science è diventata un’area di ricerca interdisciplinare in continua espansione. Meditate gente. (Ser)

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