La metamorfosi dei “satini”

La Società Alpinisti Tridentini ha festeggiato i suoi 150 anni a Madonna di Campiglio, il luogo dove venne fondata il 2 settembre 1872. Non è stato facile spiccare questo balzo nella modernità, rappresentando in egual misura due istanze, apparentemente distanti all’interno della SAT: il patrimonio di valori identitari che caratterizzano il sodalizio e l’esigenza di stare al passo con i tempi. Due sguardi diversi che in realtà, secondo Anna Facchini, la prima presidente donna, possono, anzi devono, imparare a reggersi l’un l’altro.

Attualmente la SAT annovera quasi 25.000 soci, suddivisi in numerose Sezioni che abbracciano tutto il territorio trentino, valorizzando ogni vallata. Gestisce rifugi, bivacchi e diverse altre strutture che sono punto di riferimento indispensabile per la sicurezza e il ristoro degli alpinisti. Cura la segnaletica e la manutenzione di 5.500 km di sentieri alpini, sentieri attrezzati e vie ferrate grazie al lavoro dei soci volontari. 

Ma come è cambiato l’approccio del satini alla montagna? “Negli anni ‘60 del secolo scorso”, osserva Anna Facchini, “il sodalizio ha vissuto un tempo di grande espansione, con i pullman in gita straripanti di partecipanti: un’occasione di socialità e amicizia soprattutto per i giovani. Oggi si va in montagna con la famiglia, o a piccoli gruppi ed è soprattutto la pandemia ad aver imposto lo spartiacque tra un prima e un dopo. Oltre a ciò, i satini scelgono ormai itinerari poco frequentati e poco conosciuti. Di certo non si possono creare zone franche, anche per quanto riguarda la convivenza con bici ed e-bike, non possiamo certo guardarci in cagnesco tra bikers ed escursionisti. Però qualcosa sta venendo avanti. Ci sono sezioni che organizzano corsi su come muoversi con le e-bike su strade forestali e sentieri nel rispetto di chi cammina. A tal proposito stiamo pensando di riproporre un convegno sul tema montagna e bici”.

Di sicuro la SAT non è solo gite, cultura, associazionismo. Ha una struttura, 10 dipendenti, un patrimonio immobiliare da mantenere e i contributi pubblici non sono automatici. Quindi se la coperta è corta, ad avviso della presidente, il senso di responsabilità deve raddoppiare.  Un altro ambito di enorme interesse sono i rifugi. In Valsugana l’attesa per la ricostruzione del rifugio Tonini sta sollevando mugugni che si sono spostati sui social. L’ultimo via libera per il Tonini si è fermato al comune di Baselga di Pinè, ma sulle progettazioni la SAT sta percorrendo una strada nuova con i concorsi di progettazione. La piattaforma è pubblica, si chiama “Concorrimi”. I progettisti sono anonimi e una giuria qualificata stila una classifica. Sarà solo durante una riunione pubblica che verrà comunicata la classifica e il nome del vincitore. Il primo Rifugio sul quale è stata completata la procedura è il Pedrotti alla Tosa, nelle Dolomiti del Brenta. 

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One thought on “La metamorfosi dei “satini”

  • 13/09/2022 at 17:36
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    Dovrebbero impegnarsi principalmente a difendere IL PATRIMONIO MONTANO RICONOSCIUTO DALL’UNESCO!

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