Medicina / Evento formativo ai 3480 m della Testa Grigia 

Alla fine di agosto si è svolto al Plateau Rosà un incontro dedicato a studenti di discipline sanitarie e specializzandi in medicina under 30 sul tema della gestione e prevenzione degli eventi avversi in alta quota. Si è trattato del primo evento formativo organizzato presso il Centro del CNR della Testa Grigia a 3480 metri di quota. Sul corso riceviamo dal dottor Giancelso Agazzi queste note che mettono a fuoco anche le caratteristiche dell’importante struttura ospitante.

Organizzato dalla Società Italiana di Medicina di Montagna (S.I.Me.M.) il modulo estivo del corso per studenti universitari afferenti a discipline sanitarie e per specializzandi della facoltà di medicina under 30 si è svolto nei giorni 26 e 27 agosto 2022 presso la Stazione del CNR della Testa Grigia (Plateau Rosà) a 3480 metri di quota. Titolo del corso: “Il freddo come il dio Giano, la divinità con due volti”. Trenta i partecipanti.

Articolato con lezioni frontali su argomenti legati alla medicina di montagna e stazioni pratiche su ghiacciaio, sulla gestione e prevenzione dell’ipotermia e delle patologie da freddo, il corso prevedeva una raccolta di dati, somministrando a discenti, moderatori, relatori un questionario specifico dei sintomi legati all’esposizione all’alta quota.

L’organizzazione è stata resa possibile grazie all’impegno profuso da Simona Mrakic Sposta, segretaria della Società Italiana di Medicina di Montagna.

In apertura la stazione della Testa Grigia del CNR a 3480 metri di quota. Qui sopra il gruppo dei partecipanti al corso estivo di medicina organizzato dalla Società Italiana di Medicina di Montagna (S.I.Me.M.) 

Gli studi, i sostegni

La stazione del CNR della Testa Grigia, realizzata nel 1947, venne inaugurata l’11 gennaio del 1948 sotto la direzione scientifica di Gilberto Bernardini, coadiuvato da Ettore Pancini, che, assieme a Marcello Conversi, Edoardo Amaldi, Enrico Fermi ed altri fisici lo crearono con l’intento di studiare i raggi cosmici, grazie anche al sostegno finanziario di alcune industrie come la Fiat. Un luogo carico di storia e di valore scientifico, considerando i tempi pionieristici delle astro-particelle. Il Laboratorio venne per un certo periodo abbandonato, ma nel 1969, su idea di Francesco Melchiorri, venne creato l’Osservatorio MITO, gestito dall’Istituto di Cosmogeofisica del CNR e diretto dal professor Carlo Castagnoli. 

Il monitoraggio dei cosmici

Nel 1989 la stazione ospitò l’attività di monitoraggio dell’anidride carbonica e di altri gas serra, divenendo una delle stazioni regionali del programma Global Atmospheric Watchdella World Meteorological Organization. Contemporaneamente è continuato il monitoraggio dei raggi cosmici. Il sole emette una sorta di vento solare che modula il flusso dei raggi cosmici, provenienti dalla Galassia. Un’importante componente di questi ultimi, i neutroni, vengono misurati con il “neutron monitor”. Vengono studiati il comportamento del sole dal punto di vista astrofisico e gli effetti dell’attività solare sull’ambiente terrestre. I raggi cosmici sono particelle ionizzanti e, come succede con la radioattività, possono danneggiare le cellule del nostro corpo, in particolare il DNA. Naturalmente il danno dipende dalla quantità. Più si sale di quota, più ci sono raggi cosmici. Gli strumenti monitorano in che quantità le particelle ionizzanti determinano un danno biologico nel corpo umano.

Gli strumenti a disposizione

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche ha utilizzato il Laboratorio, oltre che per indagare sulle radiazioni cosmiche, anche per lo studio dell’atmosfera, che includendo l’ozono. Dal 2019 la gestione è stata affidata al Dipartimento Scienze del Sistema Terra e Tecnologie per l’Ambiente (DSSTTA). Eros Mariani e Paolo Bonasoni sono i responsabili dal punto di vista tecnico e scientifico del Laboratorio della Testa Grigia. Gli operatori impegnati in quest’ultimo si occupano del particolato atmosferico e del particolato assorbente (per esempio il black carbon). Ciò permette di raccogliere dati importanti ai fini dello studio del cambiamento climatico, considerato che il black carbon è un composto clima-alterante, che, se presente sui ghiacciai, può accrescerne la fusione. I principali strumenti di cui dispone il Laboratorio sono un analizzatore di anidride carbonica a infrarosso, un gas cromatografo con rivelatore a ionizzazione di fiamma (CH4) e analizzatori di ozono ad assorbimento UV.

Il corso di medicina

Venerdì 26 agosto, alle 16,30, dopo la registrazione dei partecipanti e la presentazione del corso, hanno avuto inizio i lavori. Lorenza Pratali, presidente della Società Italiana di Medicina di Montagna, ha parlato parlato del male di montagna (AMS) e, in un successivo intervento, ha illustrato le patologie causate dall’alta quota. Dopo la cena Giancelso Agazziha ricordato la figura di Alexander Mitchell Kellas, uno scienziato scozzese, vissuto tra fine ‘800 e inizio ‘900, famoso per gli studi effettuati sul corpo umano in alta quota.

La mattina del 27 agosto, la dermatologa Antonella Bergamo ha affrontato il tema dei danni causati dal sole in montagna. Paolo Bonasoni, responsabile scientifico della Stazione della Testa Grigia del CNR, è intervenuto per parlare dei cambiamenti climatici, sulla base degli studi effettuati presso il Laboratorio da lui diretto.

Giacomo Strapazzon, direttore dell’Istituto di Medicina di Emergenza in Montagna dell’Eurac di Bolzano, ha discusso di ipotermia accidentale: dalla fisiopatologia alla gestione extra-ospedaliera.

Sono seguiti dei Mountain SimuLearn in winter field sul ghiacciaio antistante Plateau Rosà. Luigi Vanoni, vicepresidente della Commissione Centrale Medica del CAI, ha parlato delle patologie causate dall’alta quota; Giacomo Strapazzon e Bruno Barcella hanno illustrato, invece, la gestione e la prevenzione dell’ipotermia; Gian Mauro Sasso, medico del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico di Treviso, ha spiegato come effettuare la ricerca con l’Artva, simulando un incidente in valanga.

Nel pomeriggio sempre presso la Stazione del CNR Giacomo Strapazzon ha presentato l’Avalanche Victim Resuscitation Check List e il tool di triage. Guido Giardini, direttore sanitario dell’Ausl Valle d‘Aosta, ha esaminato la questione dell’edema cerebrale in alta quota. Poco prima della conclusione dei lavori è stata illustrata la grande potenzialità della Stazione della Testa Grigia nell’ambito dello sviluppo di progetti di ricerca in ambiente estremo.

Si è trattato del primo evento formativo organizzato presso il Centro del CNR della Testa Grigia a 3480 metri di quota, grazie al lavoro di recupero della struttura coordinato dal dottor Bonasoni, ricercatore presso l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR di Bologna, dal 2019 responsabile scientifico della Stazione della Testa Grigia, e dal dottor Eros Mariani, responsabile della Ricerca dell’Area Territoriale della Ricerca di Milano 1. 

Giancelso Agazzi