Sei proposte per salvare le Cime Bianche

Parcheggi per le auto pieni zeppi anche se è concesso sostare per una sola ora, bar e negozi sempre affollati. Champoluc traboccava questa estate di villeggianti. Meglio così. Non c’è dubbio che la val d’Ayas abbia un turismo estivo che vale quasi quanto la stagione invernale. Lo si deduce da statistiche ufficiali. La vallata è stupenda e non teme confronti con altre valli valdostane. I ghiacciai alla testata visti da Champoluc non sembrano in sofferenza e l’Evancon continua a scorrere impetuoso verso le pianure assetate. Perché allora non guardare a un futuro desiderabile? Il nodo da sciogliere è ancora, dopo tanti anni, la difesa del Vallone delle Cime Bianche minacciato da un progetto funiviario nonostante sia una Zona di Protezione Speciale. Progetto che rischia di avviare un processo di devastazione ambientale, in un’area ancora non intaccata dalle attività umane e di tale pregio da essere stata inserita nella rete europea di protezione ambientale Natura 2000.

Il collegamento con Valtournenche non serve nemmeno come adattamento al riscaldamento globale, dato che non prevede nuovi spazi sciabili in quota (al di là della follia di rispondere alla crisi climatica spostando lo sfruttamento intensivo della montagna sempre più in alto). Ora un documento distribuito dal Cai e dall’infaticabile Comitato “Ripartire dalle Cime Bianche” rimette in discussione il progetto di una nuova funivia per collegare Champoluc con le piste di Cervinia. Mettendo a nudo realtà e criticità del turismo nell’area interessata ai nuovi collegamenti che vengono considerati “un suicidio”. E soprattutto rivela inequivocabilmente quanto danno verrebbe arrecato in un’area di straordinario valore ambientale e culturale.

Anche il direttivo della Sezione di Verrès del Club alpino italiano volle esprimere diversi anni fa “la totale contrarietà” al progetto di collegamento tra i comprensori del Monterosaski e di Valtournenche-Cervinia attraverso il vallone delle Cime Bianche. “Riteniamo che lo sviluppo turistico della nostra regione debba indirizzarsi verso modalità di sostenibilità ambientale”, si lesse nelle pubblicazioni del Cai valdostano. 

Per fortuna “non sta zitto” il già citato gruppo di lavoro “Ripartire dalle Cime Bianche”. Il gruppo, a quanto viene precisato, non si propone di contrastare il progetto, del quale esiste già uno studio di fattibilità, ma di evidenziare come tra le ipotesi di sviluppo turistico della valle finora prese in considerazione, poca o nessuna attenzione viene posta a progetti alternativi più rispettosi dell’ambiente, aventi l’obiettivo di potenziare l’offerta turistica destinata a persone desiderose di frequentare, sia d’inverno che d’estate, un ambiente di elevato valore naturalistico e paesaggistico.

Il vallone delle Cime Bianche ospita tra l’altro un unicum geologico: la placca africana e la placca europea nel loro lento moto sono giunte qui a incontrarsi, chiudendo e sollevando l’antico oceano, la Tetide, che li separava. Il fondo oceanico (oggi riconoscibile nelle caratteristiche rocce verdi, gli ofioliti, che qui abbondano) fu sollevato sin oltre 3000 metri di quota e trascinò con se le isole coralline (era un oceano tropicale), che lo punteggiavano. Le riconosciamo nei tre denti bianchi (le Cime Bianche) che danno il nome al vallone e nella fascia bianca che ne percorre la sponda destra orografica.

Il Vallone lungo 10 chilometri è situato interamente nel Comune di Ayas delimitando a ovest il versante meridionale del massiccio del Monte Rosa. Riveste anche una notevole importanza storica e culturale essendo stato un’antica via di migrazione della popolazione Walser. E’ giusto, ci si chiede, che sia Ayas a sopportare l’impatto dei nuovi impianti il cui beneficio ricadrebbe nel territorio della Valtournenche? E’ giusto che la testata di Ayas sia trasformata in un grande parcheggio al servizio di Cervinia?

Sei sono le proposte per un “futuro desiderabile” come si deduce da un opuscolo dove compare la frase “la montagna vuole rispetto”. Le elenchiamo:

  1. Istituzione di un Parco naturale che comprenda il Vallone delle Cime Bianche e l’area ZSC/ZPS “ IT1204220 – Ambienti glaciali del Monte Rosa” in continuità con il Parco dell’Alta Valsesia. Con 50 milioni di euro (1.300.000 euro/anno) si garantiscono 40 anni di vita del Parco e almeno 15 posti di lavoro stabili. Creazione di un ostello/foresteria a Fléry.
  2. Istituzione dell’eco museo della pietra ollare con siti di prelievo e lavorazione in quota nel Vallone delle Cime Bianche, cave e laboratori di produzione a Saint-Jacques des Allemands, censimento dei manufatti privati, sede espositiva.
  3. Rilancio del Trekking Tour du Monte Rosa splendido percorso circolare in 9 tappe di 150 chilometri attorno al massiccio del Monte Rosa con digitalizzazione e messa in rete degli operatori.
  4. Valorizzazione del patrimonio storico e culturale derivante dalla pacifica colonizzazione walser verificatasi nel XII e XII Secolo attorno al massiccio. Sostegno alla richiesta di inserimento della cultura walser all’interno del Registro UNESCO delle Buone Pratiche di Salvaguardia del Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Recupero ai fini museali di antico rascard.
  5. Recupero di un approccio lento e meditativo alla montagna, riprendendo il lascito di personalità e istituzioni che vissero, frequentarono e si insediarono nell’alta Val d’Ayas per periodi più o meno lunghi.
  6. Creazione di uno spazio di studio e lavoro condiviso (coworking) attrezzato e connesso alla fibra ottica, sia per residenti fissi che temporanei, sia per visitatori, con il fine anche di creare occasioni di confronto, socialità e crescita di nuove professionalità e idee.

2 thoughts on “Sei proposte per salvare le Cime Bianche

Commenta la notizia.