Letture / Camminare, una cura infallibile

Maria Corno spiega il cammino come esercizio di trasformazione nel libro di Ediciclo “Quando cammino canto”. All’autrice piace camminare da sola. Può scegliere il passo che desidera, veloce o lento; può ridere, piangere, cantare, stare zitta. Nel libro “La vita a piedi”, distribuito in edicola dal quotidiano La Repubblica (218 pagine, 11,90 euro più il prezzo del quotidiano), David Le Breton svela invece il piacere e il significato del camminare, esaltandone le virtù terapeutiche per contrastare la fatica di vivere in un mondo sempre più tecnologico. Sono solo due esempi di un trend che trova riscontro sugli scaffali delle librerie. Anche “CamminAutismo a Santiago 2022”, frutto di un’esperienza maturata negli anni, diventerà presto un libro.  

Che la pratica del camminare abbia raggiunto un successo planetario è sotto gli occhi di tutti. Per un camminatore, questa passione incarna significati multipli: la voglia di spezzare uno stile di vita routinario, di riempire le ore di scoperte, di sospendere le seccature quotidiane. Intraprendere un cammino risponde a un desiderio di rinnovamento, di avventura, di incontro e sollecita sempre tre dimensioni del tempo: prima lo si sogna, poi lo si fa, infine lo si ricorda e lo si racconta. 

Anche dopo averlo percorso, un cammino si prolunga nella memoria e nelle narrazioni che di esso si offrono, vive in noi e viene condiviso con gli altri. Nel libro “La vita a piedi” Le Breton, sociologo e antropologo francese parla di camminare come “nuova messa al mondo”, ovvero come un’attività fisica priva di competizione, “che si svolge interamente nella gioia dell’istante”. Un contravveleno allo stress quotidiano dipanato in tredici capitoli.

Colpisce un dato citato da Le Breton: in Francia negli anni Cinquanta si percorrevano a piedi, in media, sette chilometri al giorno, oggi trecento metri. L’autore arricchisce la sua analisi con le storie di camminatori famosi. Simone de Beauvoir faceva delle lunghe passeggiate in solitaria in Provenza, con uno zaino e delle scarpe comode. Scrivere e camminare sono due attività strettamente connesse, oltre ad avere un impatto ambientale pari a zero. 

David Le Breton

Nelson Mandela consumava a piedi la sua cella per sopravvivere. Primo Levi, alcune settimane dopo la liberazione dal campo di concentramento di Auschwitz, nonostante le sue pessime condizioni fisiche, andò a camminare per ore nei dintorni di Katowice per sentirsi di nuovo vivo. 

Forse non per tutti camminare è una pratica della felicità, come iene enfatizzato in copertina sul libro di Le Breton. Ma senza tenacia, senza aver fatto propri i luoghi, nessuna progressione è possibile. In cammino verso il Kailash, l’asse del mondo, il rifugio degli dei per gli hindu, i buddhisti, i giainisti, può capitare che la montagna si arrabbi perché non vuole essere disturbata. E’ la montagna in verità che sceglie di accettare o meno d aprire le porte del sacro a chi viene a lei. Il distanziamento da sé e verso la bellezza”, osserva ancora Le Breton, non è mai disgiunto dalla paura, da una sensazione di vulnerabilità. (Ser)

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