Le ghiacciaie quando c’erano i ghiacciai 

La giazzera o ghiacciaia o neviera è un locale o manufatto in cui agli inizi dell’altro secolo e anche molto prima si immagazzinava la neve pressata o il ghiaccio durante l’inverno, per poterne disporre durante le altre stagioni. Se ne può ammirare un esemplare perfettamente restaurato sulle falde del Monte San Primo, nel Triangolo Lariano. L’immagine di questa casetta circolare protetta da un ampio spiovente di tegole suscita insieme tenerezza e invidia per chi è vissuto in quei tempi privi di tecnologie e di frigoriferi con annesso sbrinatore, ma con ricchi ghiacciai al naturale e non ischeletriti come oggi.

Il ghiaccio per le giazzere poteva essere ricavato e tagliato quando le acque (ad esempio di un fiume) venivano deviate e trasformate in ghiaccio durante l’inverno, per poi essere immagazzinato e prelevato successivamente al momento del bisogno. Un’altra tecnica (neviera) consisteva nel raccogliere e immagazzinare neve pressata durante l’inverno, neve che nel processo si trasformava in ghiaccio. 

Un’antica giazera sul Monte Grappa e, in apertura, una ghiacciaia dell’Ottocento ricostruita alle falde del monte San Primo, in Lombardia (ph. Serafin/MountCity)

La prima traccia storica dell’utilizzo di una ghiacciaia risale ai tempi degli antichi Sumeri, descritta nella Tavoletta di Zimri-Lim, re di Mari, concernente la costruzione di una ghiacciaia a Terqa nel 1780 a.C. circa. L’utilizzo dal 1825 di un taglia-ghiaccio trainato da cavalli rese più facile ed economico il suo uso negli Stati Uniti e diede un impulso alla sua diffusione fino al 1930, anno dell’avvento del frigorifero meccanico. 

I primi frigoriferi domestici del 1913 erano in realtà armadi contenenti un blocco di ghiaccio prodotto nelle ghiacciaie naturali. Grazie alla meccanizzazione e alla concorrenza del mercato, il costo del ghiaccio commerciale scese e divenne accessibile anche alle fasce meno abbienti. In un certo senso, fu la diffusione e il successo di massa del primo frigorifero a ghiaccio (ghiacciaia) a dare impulso all’invenzione del frigorifero meccanico.

Le ghiacciaie “naturali” si diffusero in Lombardia a partire dal basso medioevo. Nel 2011, durante gli scavi archeologici all’interno dell’ex monastero di Santo Spirito e Gallo a Pavia, all’interno del cortile, furono rinvenuti i resti di una grande ghiacciaia (il fondo aveva un diametro di circa 3,30 metri) risalente al XV secolo. La struttura, di forma circolare, è dotata di un pavimento costituito da mattoni posti di taglio e a raggiera ed è pendente verso il centro, dove si trova il pozzo di scarico per l’acqua (largo circa 1,10 metri) sempre realizzato in mattoni e tavelle e con il fondo a perdere.

Tra le giazzere “storiche” meritano una citazione le tre di Cazzago sulle spone del lago di Varese risalenti agli inizi del XXI secolo. Restaurate dopo aver perso il ruolo originale, sono diventate veri e e propri monumenti che ospitarono all’inizio di questo millennio le sculture di Chiara Ricardi “riscaldate” da suggestivi giochi di luce: un evento culturale che rimanda ai tempi in cui i nostri nonni disponevano di ghiacciai e al tempo stesso di ghiacciaie (per quanto rudimentali) e si godevano la vita senza essere assediati dal malefico climat change. (Ser)

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