Le croci che uccidono la notte

“Una croce sulla vetta di una montagna vuol dire che sei arrivato, la vedi di lontano, ti aiuta a scoprire energie che non pensi più di avere”. L’argomento delle croci di vetta, spesso al centro di polemiche, è affrontato dallo scrittore alpinista Paolo Crosa Lenz nel fascicolo numero 22 del suo mensile “Lepontica” in distribuzione dal primo di settembre. 

“Negli ultimi anni,” osserva Crosa Lenz, ”è emerso il fenomeno di illuminare, grazie a pannelli fotovoltaici, le croci sulle vette. Croci illuminate che uccidono la notte. Penso non serva al bene della montagna ma solo alla vanità di chi le realizza”. 

Non si può che concordare con lo scrittore ossolano. “Come sarebbe bello”, conclude Crosa Lenz, “se tutti rispettassimo l’alternarsi della notte e del giorno, un cielo buio pieno di stelle e un’alba radiosa. Come sempre è stato”.

Diverse sono le croci illuminate nell’Ossola. Qui in apertura l’imponente croce che di notte. come diverse altre, si accende per farsi notare si trova però altrove. Per l’esattezza, nei boschi del Triangolo Lariano, in un punto da cui la vista di giorno spazia sulle Grigne, il Resegone, i Corni di Canzo e sono in tanti gli escursionisti a salire lassù per renderle omaggio. (Ser)

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