Deturpata la splendida Rocca di Cavour

Dopo qualche anno di assenza, oggi pomeriggio, accompagnato da mia moglie Anna, ho ripercorso la strada pedonale che dal paese di Cavour raggiunge la sommità orientale della famosa Rocca: una ripida gobba rocciosa, coperta, sul lato settentrionale, da un bosco dominato da antichi castagni. Giunti sull’ampia spianata sommitale, affacciata su uno dei più caratteristici paesaggi agricoli del pinerolese, abbiamo scoperto – con autentico sconcerto – che il sito è stato deturpato dalle stesse autorità comunali con la costruzione di una gigantesca panchina, alta più i due metri, vistosamente colorata di giallo e di rosso. 

Immagino che questo autentico pugno nello stomaco, grazie al quale è stato distrutto il fascino sottile e delicato del luogo, debba essere considerato un vanto per le autorità comunali, tanto è vero che vari cartelli, posti lungo la salita, invitano a raggiungerlo, specificandone con orgoglio soprattutto il colore. 

Aldilà del cattivo gusto imperdonabile del caso specifico, queste forme di manomissione del paesaggio naturale denunciano una visione del rapporto tra gli esseri umani civilizzati e la natura viziato alle radici da una presunzione antropocentrica aggressiva, banalizzante e, diciamolo pure, di ben scarso spessore culturale. 

Un atteggiamento che del resto viene confermato da molti altri goffi interventi “scultorei” disseminati lungo il percorso a spese dei vecchi tronchi nodosi dei castagni, quasi che la meta più appetibile sia quella di riuscire a imprigionare e spegnere il respiro della natura entro gli steccati infantili di un parco giochi da quattro soldi. 

Serpeggia sul fondo di tutte le manomissioni di questo tipo il disagio che purtroppo molti nostri simili provano di fronte a una natura colpevole di non essersi ancora totalmente asservita alle regole degli angusti orizzonti urbani. Orizzonti all’interno dei quali costoro si sentono protetti e fuori dai quali si rifiutano di accettare il ruolo di ospiti rispettosi. La natura può essere vissuta solo se ridotta a una innocua e prevedibile dimensione ludica. 

Penso che Giovanni Giolitti, il quale donò l’intero versante settentrionale della Rocca al Comune di Cavour, maledica dalla tomba se stesso per aver commesso una simile sciocchezza. 

Carlo Alberto Pinelli 

Socio di Italia Nostra dal 1957

Presidente onorario di Mountain Wilderness International