Fascino dei “ru” / Finché l’acqua scorre

Come succede per i ‘bisses’ vallesani, antichi canali d’irrigazione, anche i “ru” della Valle d’Aosta dovrebbero costituire una notevole attrazione turistica. L’acqua tanto desiderata di questi tempi siccitosi continua a scorrere giuliva tra boschi di latifoglie e di conifere, generosamente elargita da ghiacciai sempre più magri e sofferenti. Un vero spettacolo. Perché non approfittarne per promuovere queste grandi attrazioni a molti sconosciute? Il conosciutissimo Ru du Mont in Valpelline offre come attrazione una lunga galleria perdonale che “buca” la montagna per raggiungere i pascoli di Doues. Un pizzico di adrenalina per chi non soffre di claustrofobia e una grande fatica sono richieste a chi vuole passare in bici nella stretta galleria. Ai ciclisti si consiglia di partire dall’opera di presa nel villaggio di Vaud di Ollomont. D’estate i “ru” di Ollomont attirano turisti a frotte. A piedi, in bici o a cavallo, tutti ad ascoltare il poetico gorgogliare di questi canali e fare pic nic nei prati. 

In apertura, l’ingresso della Galleria 1 del Ru du Mont in Val d’Ayas prima dei lavori di ammodernamento (ph. Gian Mario Navillod). Qui sopra escursionisti lungo l’antico Ru d’Arlaz et Herbal in Val d’Ayas.

Anche in Val d’Ayas i ru costituiscono una bella attrazione. Nel rifacimento degli anni 80 molti tratti del Ru Curtod sono stati lasciati a cielo aperto e costituiscono una piacevole passeggiata ricca di storia, attraverso ampie praterie e numerosi alpeggi. Ma quanti sono i turisti ad approfittarne? In compagnia dei milanesi Carlo Lucioni e di sua moglie Luisa, entrambi colonne portanti del Cai Milano, si può anche seguire piacevolmente il flusso d’un colore argenteo che scende lungo l’antico Ru d’Arlaz et Herbal dove i due simpatici coniugi sono di casa. Quest’opera davvero titanica risale al Basso Medioevo (XIV e XV secolo) e fu voluta dai signori di Challant, potenti feudatari. 

Tornando ai  ‘bisses’, questi caratteristici canali d’irrigazione del Vallese furono costruiti tra il XIII e il XX secolo sui pendii e nelle valli laterali del Canton e sono testimonianze dell’epopea sociale di questa regione. Le opinioni in merito all’origine dei bisses divergono. I primi testi che ne documentano l’esistenza risalgono alla metà del XIII secolo. Consultando la documentazione di questo periodo, si constata che i nuovi canali erano spesso costruiti facendo riferimento a bisses precedenti, e ciò suggerirebbe l’esistenza di canali più vecchi. 

Quanto all’origine di questi canali, lo storico vallesano Pierre Dubuis propone l’ipotesi seguente: fino alla metà del XIV secolo, l’agricoltura vallesana produceva essenzialmente cereali, una coltura che non necessita di irrigazione. Verso il 1350 l’epidemia di peste determinò una forte diminuzione della popolazione locale e un progressivo abbandono della cerealicoltura. Le superfici agricole divennero pascoli e prati da sfalcio, favorendo lo sviluppo dell’allevamento di animali da reddito. Questa forma di agricoltura, che comporta un’alimentazione decisamente più ricca di proteine, richiede un’irrigazione più intensa. 

Il Ru d’Arlaz et Herbal in Val d’Ayas.

La configurazione geografica del Vallese, con il suo clima secco dovuto ai cambiamenti climatici di quel periodo, obbligò gli abitanti a costruire canali d’irrigazione, chiamati appunto bisses, che andavano ad attingere acqua dai fiumi delle valli laterali per convogliarla fino ai terreni destinati all’allevamento. 

Oggi va ribadito che i bisses rappresentano una notevole risorsa del turismo vallesano. Per la costruzione di questi canali spettacolari (molti attraversano o costeggiano pareti vertiginose), le comunità interessate si sono riunite in associazioni ovvero in consorzi, alcuni dei quali esistono tuttora. Superfluo ricordarlo, i bisses attirano parecchio l’interesse della popolazione locale per il loro valore turistico, ragione per cui molti canali sono stati ristrutturati da associazioni senza scopo di lucro. Non disponiamo di dati, ma il sospetto è che che nella valle d’Ayas camminare o pedalare lungo i “ru” sia per i villeggianti un’attività poco richiesta e pochissimo diffusa. Forse addirittura snobbata. Peccato. Se le cose stano così, i turisti non sanno che cosa si perdono. (Ser)

Particolare del “bisse” de Saxon nel Vallese.

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