Prodotti di montagna, cosa c’è dietro

“Fontina. Non è della Valle d’Aosta, è la Valle d’Aosta” si legge nella pubblicità del celebre formaggio. Ma chi produce realmente questo prodotto così “identitario” della Vallée?  Se si tiene conto di chi realmente sono le mani che producono la fontina si scopre che circa l’ottanta per cento dei lavoratori negli alpeggi è straniero. Sono per lo più marocchini e rumeni. E’ grazie a loro se la Valle d’Aosta ha ancora la fontina. Precisato sui social questo particolare, si suppone che possa venire meno l’efficacia del messaggio identitario di cui sopra. 

Forse il consumatore si accontenterebbe di essere portato a conoscenza che quella fontina è davvero un “prodotto di montagna”. Ma a qualcuno pungerebbe vaghezza di sapere che fine abbia fatto il marchio di garanzia “Prodotto di montagna” lanciato nel 2018 dal Governo della Repubblica, una delle tante compagini governative che si sono succedute negli ultimi tempi. Già. Quel marchio, peraltro facoltativo, si è come volatilizzato. L’indicazione era stata creata a livello comunitario per identificare le produzioni che provengono essenzialmente da zone montane e, nel caso degli alimenti trasformati, quando trasformazione, stagionatura e maturazione hanno luogo in montagna.
Non che i prodotti di montagna siano spariti dal commercio.

Meritevoli del marchio di qualità sono alimenti di origine animale ottenuti da animali allevati nelle zone di montagna e lassù trasformati; derivati da animali allevati, per almeno gli ultimi due terzi del loro ciclo di vita, in zone di montagna. I prodotti dovrebbero aver origine da animali transumanti allevati, per almeno un quarto della loro vita, in pascoli di transumanza nelle zone di montagna. Anche i mangimi devono o dovrebbero essere, in una certa proporzione, prodotti in zone di montagna. Che si sappia la grande distribuzione offre regolarmente speck, formaggi presunti di malga, caramelle balsamiche, canederli, pizzocheri, acque levissime e quant’altro si ritiene che sia classificabile come un prodotto di montagna. E senza voler strafare con slogan identitari che corrispondono solo in parte alla realtà. La montagna con i suoi preziosi prodotti ne guadagnerebbe. Ma resta la curiosità: che fine ha fatto il marchio “prodotto di montagna”? (Ser)

2 thoughts on “Prodotti di montagna, cosa c’è dietro

  • 07/09/2022 at 16:25
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    Non è una novità, già trent’anni fa durante una traversata estiva da Gressoney a Courmayeur avevamo incontrato malgari marocchini.Certo la vetrina deve sempre luccicare possibilmente di Italianità.

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  • 04/09/2022 at 17:53
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    CYHI DEVE CONTROLLARE?

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