“Dislivelli” e il livello dei giovani

La qualità della vita di chi vive in montagna è migliore e questo spinge i giovani a impegnarsi in percorsi di studi e attività in piccoli comuni fornendo un importante presidio territoriale. Una pletora di buone pratiche e modelli replicabili in diversi territori montani italiani cui è necessario dare voce. Specialmente dopo il periodo di pandemia che la nostra società ha vissuto, la frequentazione della montagna risulta essere sempre più diffusa e popolare e molti sono i giovani che si avvicinano a questa realtà per sport quali l’arrampicata, il trail running o semplicemente per trascorrere i loro weekend sui sentieri o frequentare i piccoli paesi di cui l’Italia è composta ma anche, seppur in numero limitato, per iniziare ad intraprendere percorsi diversi di vita e innovativi progetti economici.

Nonostante queste recenti dinamiche, non possiamo affermare che oggi ci sia stato un vero e proprio cambio di paradigma: la maggior parte dei giovani si concentrano nelle grandi città e nei centri urbani dove sono concentrati i servizi (scuole, ospedali, bar, cinema) e vedono il loro futuro in questi ambienti dinamici e ricchi di opportunità lavorative, seppur distanti da un ambiente che è sempre più fragile a causa dei cambiamenti climatici in corso.

Per provare ad andare oltre, con l’idea di superare anzitutto quelle immagini e narrazioni che sembrano sempre contrapporre la città alla montagna, “Dislivelli” intende indagare e comprendere a fondo il rapporto giovani-montagna guardando dentro quella nicchia di giovani che i tanti paesi sparsi sulle Alpi e sugli Appennini decidono di viverli 365 giorni all’anno, facendo ancora oggi una scelta difficile e facile allo stesso tempo. 

Difficile perchè i servizi scarseggiano (esistono zone d’Italia ancora non coperte dalla rete telefonica), le comunità sono sempre più frammentate anche nei piccoli paesi ma – soprattutto – perchè le distanze e le tempistiche che il vivere in montagna richiede sono diverse da quelle che la società moderna richiede. Facile perché la qualità della vita è migliore, si ha accesso ad ambienti unici e soprattutto si può vivere in maggior simbiosi con l’ambiente che ci circonda. Proprio questi elementi spingono giovani a impegnarsi in percorsi di studi dedicati e ad aprire la propria attività in piccoli comuni fornendo pertanto un importante presidio territoriale. Una pletora di buone pratiche e di modelli replicabili in diversi territori montani italiani hanno oggi i giovani come protagonisti ed . dunque necessario dare voce a queste coraggiose esperienze. In quest’ottica, sono tante le esperienze in corso che ci restituiscono l’entusiasmo, le capacità e lo sguardo nuovo dei giovani sulla montagna, uno sguardo lontano dalla retorica che oggi ci attanaglia sul recupero dei borghi e che poco ha a che fare con la vera e complessa vita nelle nostre montagne.

Federica Corrado Stefano Sala

da Dislivelli n 114

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