Panchine giganti, appello contro la diffusione

A un appello/manifesto contro la diffusione delle panchine giganti aderisce MountCity ripromettendosi di approfondire tutti gli aspetti della questione, ospitando le varie voci e cercando di collaborare per una gestione non talebana ma costruttiva del fenomeno. “Credo che la contemplazione del paesaggio debba essere un gesto libero e non eterodiretto, e che di orpelli ne abbiamo già abbastanza”, è l’opinione di Flavia Cellerino, responsabile di progetti culturali. Opinione che condividiamo con convinzione.

La bozza del documento

Ai comuni

Alle Unioni dei comuni

Alle Comunità montane

Ai Parchi

Alle Soprintendenze archeologia, belle arti, paesaggio

Alla Regione Lombardia Direzione Generale Territorio e protezione civile

Le sottoscritte associazioni operanti in ambito ambientale, culturale, rurale, ricreativo,pur nella diversità di sensibilità ritengono indispensabile promuovere forme di turismo sostenibile che favoriscano la fruizione consapevole e rispettosa dei territori in grado di incentivare la conoscenza degli aspetti ambientali e antropici della montagna e delle aree rurali e di suscitare positive interazioni con le realtà locali.

In tutt’altra direzione appare orientato il fenomeno delle panchine giganti , proposte quale formula “chiavi in mano” di facile marketing turistico. Esse vengono collocate, sull’onda di un fenomeno di moda, in siti panoramici spesso di rilevanza paesaggistica e naturalistica senza considerazione della compatibilità dell’installazione stessa e della fruizione da essa indotta con i valori paesaggistici che qualificano il contesto di riferimento.

Il manufatto in questione tipicamente urbano, palesemente fuori scala e dai colori sgargianti, con la sua incongruità segnala vistosamente la sua presenza attirando visitatori interessati non tanto al luogo e alla prospettiva scenica fruibile anche in assenza del panchinone quanto al fenomeno mediatico autoreferenziale che la Big Bench incarna, ovvero a una fruizione ripetitiva e consumistica (il selfie, il bollino sul “passaporto”).

A tale fruizione, stimolata dai social media, non solo è estraneo l’interesse per le relazioni costitutive del paesaggio, la storia dei luoghi, i valori naturalistici e antropici ma, a volte, sono anche associati comportamenti oggettivamente incentivati†dalla visibilità mediatica del fenomeno che si palesano irrispettosi dei luoghi (parcheggio selvaggio, transito con mezzi motorizzati in spregio a divieti, abbandono di rifiuti).

Considerate le dimensioni e le modalità di accesso ai manufatti in questione, tale fruizione può inoltre presentare, specie in caso di minori, problemi di sicurezza come evidenziato dalla rimozione di alcuni di essi (vedi comune di Dongo) e dall’installazione, in alcuni casi, di ingombranti “rampe” di accesso. Gli ausili, spesso posticci, che vengono collocati per facilitare la salita estranei al progetto sollevano il problema dell’imputazione di responsabilità in caso di infortuni. La collocazione delle panchine giganti in luoghi isolati non facilita peraltro gli interventi di soccorso degli eventuali infortunati.

Oltre alle criticità sopra evidenziate, si intende sollevare anche il problema del destino delle panchine giganti. Per inseguire un fenomeno effimero si stanno disseminando montagne, campagne, corsi di fiumi di manufatti ingombranti collocati su piattaforme o plinti di calcestruzzo, che, con lo scemare dell’interesse per gli stessi, diventeranno prevedibile oggetto di degrado con il rischio che i soggetti che ne hanno promossa la posa se ne disinteressino e non possano affrontare i costi del ripristino dei siti e della rimozione e smaltimento dei materiali. Le panchine installate da tempo presentano peraltro evidenti segni di deterioramento (distacco della vernice). Il fenomeno delle panchine giganti a voler riconsiderare un’iniziativa che, come emerge nel dibattito pubblico delle ultime settimane, è oggetto di diffuso dissenso, si connota come mera emulazione, tende alla banalizzazione di luoghi di pregio, comporterà – trascorso l’effimero momento – la necessità di costi di ripristino qualora se ne deciderà la rimozione.

Cai Bergamo

Legambiente Bergamo

Centro studi Valle Imagna

Unione cattolica artisti italiani, Bergamo

Associazione per il rilancio della bicicletta, Bergamo

Associazione Pastoralismo Alpino, Bergamo

Associazione Amici delle Mura di Bergamo

Orobie vive

Quaderni Valtellinesi, Sondrio

Difesa rurale, Sondrio

Italia nostra Vallecamonica

Un testo non ancora definitivo

Va precisato che l’appello qui pubblicato è in fase di bozza e mancano ancora molte sigle aderenti. Il punto, come cortesemente segnala Michele Corti titolare del sito ruralpini.it, è che alcune delle sigle che figurano non hanno ancora ufficializzato l’adesione mentre ve ne sono molte altre che si sono già dichiarate d’accordo e non compaiono. Il testo definitivo sarà pronto quando la platea dei potenziali soggetti aderenti l’avrà concordato. “Abbiamo anche iniziato a verificare, attraverso l’accesso agli atti”, precisa ancora Corti, “le modalità con le quali le amministrazioni comunali hanno autorizzato la posa di tali installazioni fisse. La denuncia delle carenze riscontrate nella legittimità dei procedimenti sarà inserita nel testo definitivo dell’appello”.

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