L’imbattibile “topolino” dell’Abetone

Tra gli scampoli del bazar di un appassionato si è nascosto a lungo un raro libro dedicato a Celina Seghi, il “topolino delle nevi”. Venne confezionato da Renzo Vannacci nel 1989 con immagini e ritagli di giornali che la stessa Celina custodiva e la presentazione di Arrigo Gattai, allora presidente del CONI. Con un pennarello furono tracciati gli autografi della celebre sciatrice, del generale Carlo Valentino allora presidente della Federazione sport invernali, e della campionessa Maria Rosa Quario. Il volume in carta patinata era destinato al glorioso gruppo milanese “Fior di Roccia” peccato che chi lo ricevette in prestito non si sia ricordato di restituirlo. 

Ora che il mondo piange Celina scomparsa questa estate all’età di 102 anni vale la pena di sfogliarle queste pagine, testimonianze di straordinarie giornate di gloria, dalla prima vittoria nel 1935 al suo estemporaneo ritorno alle gare del 1988 con lo scopo di promuovere le nevi di casa, quelle dell’Abetone. 

Il libro contiene, come giustamente indica Gattai, foto sconosciute e didascalie d’epoca e si attaglia perfettamente alla personalità di Celina, ricca di entusiasmo ma schiva e concreta. Curiosamente Celina compare anche in sella a una Lambretta in una foto pubblicitaria in bianco e nero, i capelli al vento senza il simpatico foulard che sfoggiava in gara. 

Celina Seghi in sella alla Lambretta in una foto pubblicitaria del dopoguerra. In apertura presenta il suo libro di memorie con Carlo Valentino, all’epoca presidente della Federazione Sport Invernali. (ph. Serafin/MountCity)
 

Altra curiosità. Celina appare in una pagina del Corriere dei Piccoli intitolata “Tifopoli”. Era un mondo fiabesco quello dello sci e leggenda vuole che Celina sia scdsa a 90 all’ora con una spalla rotta in una drammatica prova del Trofeo Kandahar in cui si aggiudicò il favoloso “K” di diamanti.

Appesi gli sci al chiodo, Celina ha sempre vissuto con brio il clima di leggenda che si è creato intorno a lei. Toscanaccia dell’Abetone, ha condiviso la sua fama con altri grandi sciatori concittadini, glorie come Zeno Colò, Vittorio Chierroni, Alessandro e Olinto Petrucci, Rolando Zanni, Paride Milianti. Da segnalare che il secondo dei tre volumi “Italiane”, distribuito negli anni Novanta dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, un libro che passa in rassegna le donne “di maggior rilievo nella storia d’Italia dall’Unità a oggi”, illustra le gesta della Seghi insieme con quelle di altre due eroine la cui fama è legata alla montagna: Ninì Pietrasanta (1909-2000) e Mary Varale (1895-1963), pioniere entrambe dell’alpinismo femminile.

A Milano c’è chi si ricorda di quando Celina si lasciò festeggiare all’inizio di questo millennio dagli amici del Fior di Roccia in occasione della presentazione di questo suo prezioso libro autobiografico ora racchiuso negli archivi di MountCity. All’epoca lei veleggiava lieve già verso i novanta. Era corteggiata da tutti i fiordirocciaini con alla testa Camillo Onesti, radiosa e sorridente come piace immaginarla oggi mentre scodinzola  lassù nei cieli dell’amato Abetone. (Ser)

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