Meglio un giorno da pecora?

Incidenti (quasi) a lieto fine per piloti di parapendio e spericolati biker con l’appendice di un’intrepida pecorella. Queste le storie selezionate da MountCity tra quante vengono riferite nelle cronache del ferragosto montanaro ormai alle spalle. Inutile aggiungere che per il Soccorso alpino sono state giornate di super lavoro… 

Per farsi male in montagna a Ferragosto, per quanto si possa essere esperti e prudenti, non c’è che l’imbarazzo della scelta. I più fortunati hanno la speranza di cavarsela dopo aver dato un bel po’ da fare al Soccorso alpino. Tra gli strumenti più usati per mettersi nei guai risultano parapendii e mountain bike.  Ecco tre episodi “ferragostani” che potevano finire peggio. 

A 2.700 metri di altitudine sulle Tre Cime di Lavaredo un pilota di parapendio si avvicina troppo alla roccia e perde il controllo sbattendo contro la parete pochi metri sotto la cima della “Piccolissima”. Due alpinisti dall’alto lanciano la loro corda al pilota perché si assicuri e una squadra del Soccorso alpino della Guardia si cala con il verricello in hovering sulla vetta. Il pilota viene trasportato all’ospedale di Cortina. 

Un altro parapendio precipita sugli scogli del Garda nella zona di Malcesine. Il parapendista viene recuperato dalla squadra nautica della Polizia di Stato, immobilizzato ed elitrasportato all’ospedale di Trento. 

Piuttosto malconcio risulta anche un biker che percorre un sentiero in mountain bike nei boschi della Val di Sole. Perde il controllo e precipita lungo un ripido pendio. Sfortuna vuole che vada a sbattere contro una pianta. Fortuna vuole che il Soccorso Alpino e Speleologico lo recuperi ma l’operazione non è semplice. E’ resa complicata dalla vegetazione in quel punto molto fitta. Salvo, per fortuna.

Per tenere alto il morale alcuni giornali locali pubblicano invece la favola della pecora che dopo il parto ha camminato, pardon, zampettato per 100 km per ritrovare il gregge. Li ha percorsi con il suo agnellino raggiungendo gli alpeggi in Val Formazza. Una transumanza solitaria a tutti gli effetti se le cose stanno davvero così.  È stata fortunata e anche coraggiosa la pecorella percorrendo tutto il Piemonte nord-orientale da Gozzano (Novara), dalle parti del lago d’Orta, fino alle montagne della Formazza. Evidentemente è stata in grado di ricordare la strada percorsa in passato con il suo amato gregge. Il viaggio è durato una quarantina di giorni. Questo perlomeno si legge sui giornali. Se la storia non è vera è comunque bene inventata.

Morale: anche a ferragosto può valere il detto, per quanto artefatto rispetto all’originale, che è meglio vivere un giorno da pecora che un giorno da leoni. E che sarebbe più prudente guardarsi da certe spericolate esibizioni oggi assai diffuse con gli strumenti che le tecnologia mette a disposizione, mountain bike e parapendii compresi. C’è ancora tanto da imparare dalla natura. (Ser) 

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