Omaggio alla Marmolada ferita

Il rischio di un nuovo crollo che minaccia la parete sul versante trentino della Marmolada preoccupa il sindaco di Canazei, Giovanni Bernard, il quale ha emanato una nuova ordinanza che amplia la zona rossa di sua competenza. È vietato l’accesso alla montagna esteso anche alla sponda del lago di Fedaia in corrispondenza del versante dove sono stati installati i radar per monitorare i slittamenti delle lastre di ghiaccio. 

Un tempo meta di vacanze ed escursioni, la cima più alta delle Dolomiti è diventata inaccessibile per via del pericolo di altre frane. Divieto poi rimosso per la parte in territorio veneto nella provincia di Belluno, mentre permane nella zona di competenza del Trentino. Sul versante veneto le tre funivie della Marmolada sono operative da Malga Ciapela fino ai 3.265 metri di Punta Rocca, la seconda vetta della ‘Regina delle Dolomiti‘ dopo Punta Penia. 

Il 30 luglio a Falcade si è intanto svolto l’omaggio alle vittime della Marmolada con “La mia terra. Concerto” diretto dal direttore Diego Basso al quale hanno assistito mille persone. Carlo Budel, gestore del rifugio Capanna di Punta Penia il più alto della “Regina delle Dolomiti” a 3334 metri d’altitudine, sul suo profilo Instagram ha voluto scrivere un messaggio che appare come un congedo a tempo indeterminato: “La Marmolada l’ho amata, la amo e sempre la amerò anche se in questo momento sono arrabbiato con lei. In televisione ho sentito parlare grandi alpinisti, e persone esperte che tutti concordano che un evento così catastrofico era impossibile da prevedere poi parlano anche persone che prima erano virologi, poi esperti di guerra e ora alpinisti ed esperti di ghiacciai anche se l’unico dislivello che fanno è con l’ascensore. Finiamola di cercare colpevoli e preghiamo in silenzio per chi amava la montagna e ha perso la vita”.

Il libro di Carlo Budel e, in apertura,  Il rifugio che può accogliere a 3.343 metri, sulla vetta della Marmolada, una decina di persone.

Budel è anche l’autore de “La sentinella delle Dolomiti. La mia vita sulla Marmolada” (Ediciclo 2019) che testimonia il suo incondizionato amore: “È la montagna che mi ha insegnato a superare le prove più difficili. La montagna ti insegna a fare le cose una alla volta, un passo alla volta, con il tuo ritmo e le tue forze, appoggiando saldamente un piede dopo l’altro, per non scivolare e avanzare diritto. Ti insegna a non farti prendere dal panico o dallo sconforto, anche quando non ce la fai più e ti sembra che l’obiettivo finale sia troppo lontano”.

Pochi giorni dopo la tragedia Budel ha accettato di raccontare cosa è accaduto: “Le vittime, nove delle quali io conoscevo bene, stavano scendendo da Punta Penia con un dislivello di 1300 metri. La salita era iniziata presto la mattina ed erano accompagnati da guide alpine esperte. Nessuno poteva immaginarsi un distacco di tale portata e io stesso non pensavo che ci fosse così tanto ghiaccio (il seracco era alto ottanta metri, largo 200 e profondo 60, ndr). I soccorritori mi hanno permesso di restare nel rifugio per due giorni dopo la tragedia perché potessi chiudere tutto e poi sono venuti a prendermi con l’elicottero per portarmi a valle. Dalla parte di Malga Ciapela non c’è pericolo di caduta ghiaccio e riaprire su questi versanti permette di non perdere del tutto la stagione turistica”.

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