Villeggiature / Tra Grigne infuocate e castagneti 

Gli abeti rossi svettano immobili, chiaramente sofferenti. In lontananza non danno tregua i latrati dei cani chiusi in un recinto. Metodicamente, le campane della chiesa di Magreglio, nel Comasco, ci ricordano che con il caldo il tempo sembra fermarsi anche nella via dei Castagneti, quel nastro d’asfalto che da Magreglio sale alle sorgenti del Lambro in un susseguirsi di cancellate in ferro battuto. L’atmosfera suggerisce solitudine e abbandono. Ma ancora tra i milanesi c’è chi predilige anzi adora questa mezza montagna silenziosa e discreta, nobilitata più in basso dallo scintillio del Lario e, di fronte, dalla visione delle Grigne infuocate che al tramonto civettano come pezzi di argenteria ma di giorno assumono un’aria desolata. 

Anche quassù questa estate Caronte mostra il suo volto surriscaldato e soltanto la sera batte in ritirata sopraffatto dalle termiche che gentilmente soffiano dal monte San Primo. Fuggiaschi dalla torrida Milano, una ventina di amici si concedono un brindisi domenicale nel giardino di una villa, sotto conifere spelacchiate. Da Asso, ultima stazione per i treni provenienti da Milano Cadorna, qualcuno è arrivato quassù con il pullman diretto a Bellagio. Un pullman puntualmente semivuoto. Il dislivello non è granché, quanto basta per guadagnare tre gradi di temperatura in meno rispetto a Milano e giustificare la fuga con ogni mezzo dalla città rovente. 

Nei pressi della chiesina del Ghisallo dove si allineano i cimeli che hanno fatto la storia del ciclismo, una piccola piscina richiama bande di ragazzi felici di tuffarsi sotto lo sguardo impassibile del San Primo. Intanto dalla Via dei Castagneti giungono le note di una fisarmonica e il fumo di una grigliata prima che dalla villa festosa il corteo delle auto con gli ospiti riprenda la via di Milano. 

Sciamano verso valle anche i ragazzi che hanno affollato a Piano Rancio il Jungle Raider Park, annidati tra i rami del “parco avventura” dove si scatenano a caro prezzo movimentate cacce al tesoro. Sono due ore di adrenalina, si legge nei dépliant, tra maxi teleferiche, ponti tibetani, piattaforme per il bungee jumping. Trastulli che agli anziani fanno arricciare il naso ma tant’è: i ragazzi ne vanno pazzi. 

Anche se pochi se ne sono accorti, questa estate a tenere alto il prestigio culturale della ben frequentata Magrej è una gloria locale d’altri tempi, il benemerito pittore brianzolo Eugenio Spreafico (1856-1919). A suo tempo diplomato all’Accademia di Brera, il maestro (risulta salvo errori sepolto quassù) svela nei dipinti una moderata inclinazione per il socialismo umanitario. Sono 13 le riproduzioni delle sue opere distribuite in grandi pannelli sparsi tra i castagneti e in qualche vicolo del paese. Una lodevole iniziativa che merita il plauso di chi ama le cose belle.

A proposito. La rappresentazione che Spreafico offre del lavoro femminile e della vita nei campi tra ruscelli, cascine, oche e filari di gelsi acquista qua e là nei dipinti un tono solenne ed elegiaco. Ma non tale, occorre ripetere, da richiamare l’attenzione dei turisti. Tutti per lo più intenti ad arrostire spiedini e salsicce sulla carbonella portata da casa. A naso, sembra che sia il il passatempo prediletto e un po’ maleodorante dei fuggiaschi dalla città infuocata. (Ser)

Tra i castagneti di Magreglio sono esposti in un suggestivo percorso i pannelli con i dipinti di Eugenio Spreafico (1856-1919, gloria locale). In apertura una visione delle Grigne sotto il dardeggiare spietato di Caronte (ph. Serafin / MountCity).

One thought on “Villeggiature / Tra Grigne infuocate e castagneti 

  • 06/08/2022 at 09:12
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    INTERESSQANTE, ma la fa da padrona il LUNA PARK E GLI SPIEDINI. Chissà la sera cosa si trova sui prati!

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