Il ghiacciaio si liquefa. Anzi, no

Un quotidiano locale ha annunciato in Valtellina la liquefazione entro il 2034 del ghiacciaio Fellaria al cui posto starebbe per nascere un lago enorme. Sempre che il clima non cambi. Di diverso parere il Servizio Glaciologico Lombardo.  “Il dato”, si legge in un comunicato dei glaciologi, “si riferisce al piccolo glacionevato di Fellaria Centrale, un minuscolo apparato glaciale di origine valanghiva presente fra le colate occidentale e orientale del grande ghiacciaio di Fellaria Palù. Occorre qfare molta attenzione a non fare confusione visto che il Fellaria-Palù presenta una superficie, un volume e, conseguentemente, scenari futuri molto differenti. Il grande colosso della Valmalenco, potrebbe essere uno degli ultimi ghiacciai della nostra regione a soccombere alla crisi climatica, ma si parla nel peggiore dei casi della fine del secolo, non del 2034. Nello scenario in cui si riuscisse a stabilizzare il clima a +2 °C a livello mondiale dal preindustriale (chiamato RCP2.6), riducendo drasticamente le emissioni di gas climalteranti) sarà invece ancora possibile conservare circa la metà del ghiaccio oggi presente (essenzialmente l’Altipiano di Fellaria)”.

Da notare che dei 203 ghiacciai lombardi, 47 vengono monitorati costantemente sul campo dai volontari del Servizio glaciologico lombardo (Sgl), associazione che riunisce numerosi esperti a livello locale e non. Stando alle stime del Sgl, ogni anno va perduta una superficie di ghiaccio pari a 1,6 chilometri quadrati, l’equivalente – in pratica – di 220 campi da calcio. Basterebbe soltanto questo dato per rendersi conto del punto (di non ritorno?) a cui siamo arrivati. Ma per il Fellaria ci sono ancora buone speranze.

Intanto però è meglio non riporne, di buone speranze, nei teloni, i cosiddetti geotessili che coprono i ghiacciai,: non li salvano, fanno danni ambientali e sono un “greenwashing” di interessi economici. La clamorosa lettera (meglio tardi che mai) di otto istituzioni scientifiche e degli esperti delle massime università italiane ha chiarito ogni dubbio. Anche in questo caso si parla di ambigua comunicazione. E’ troppo sperare in una comunicazione corretta da parte dei giornali? (Ser)

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