Monitoraggio degli ambienti alpini / Convenzione in Piemonte

Presso la sede di Regione Piemonte è stata firmata il 7 luglio la convenzione tra Arpa, Cai, Museo Nazionale della Montagna e Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche per migliorare la tutela ambientale attraverso il costante monitoraggio degli ambienti alpini in quota. Ricerca scientifica, monitoraggio ambientale, climatologico e geomorfologico, rilevazioni in campo sono la base della convenzione firmata tra Club Alpino Italiano – Regione Piemonte, CAI – Sezione di Torino, Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi”, IRPI – Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche e Arpa Piemonte, con la promozione di Regione Piemonte.

Le quattro realtà che hanno firmato la convezione mettono a fattor comune le loro competenze, le loro conoscenze, gli studi, le ricerche e le attività fin qui effettuate per migliorare – grazie a un progetto un progetto di valorizzazione del Rifugio Bartolomeo Gastaldi (Balme, Valli di Lanzo) del CAI Torino – la tutela ambientale attraverso una base dati che monitora, e monitorerà con ancora più elementi, gli ambienti alpini in quota nel tempo e potrà essere messa a disposizione della comunità scientifica e del pubblico con azioni di divulgazione.

Il bacino glaciale della Bessanese è un’area dove viene svolta ricerca scientifica finalizzata ad approfondire, migliorare e divulgare le conoscenze circa gli effetti dei cambiamenti climatici sulla morfogenesi dell’ambiente alpino in generale e degli ambienti di alta quota in particolare, con specifico riferimento ai processi di instabilità naturale. 

Nella foto in apertura il Lago Effimero sul Ghiacciaio del Belvedere a Macugnaga. Qui
il rifugio Gastaldi, sede didattica del Museo della Montagna, che ospiterà un locale destinato all’attività di studio, ricerca, didattica e divulgazione.

Il rifugio Gastaldi “vecchio” vedrà il riallestimento dello spazio espositivo, sede staccata del Museomontagna, e di un locale destinato all’attività di studio, ricerca, didattica e divulgazione. Questa nuova configurazione permetterà ai tecnici e ricercatori di operare sul posto e ai visitatori di approfondire sia temi storici e culturali legati alla Valle d’Ala, sia lo stato di avanzamento delle conoscenze scientifiche, per capire la montagna e i suoi ghiacci più a fondo. “Abbiamo iniziato a studiare questo progetto – spiega l’assessore regionale all’Ambiente, Matteo Marnati – molto tempo fa perché consapevoli che la ricerca è un’arma importante anche, e soprattutto, per comprendere i cambiamenti climatici che, in Piemonte, hanno avuto un’accelerazione

molto forte. Cambiamenti climatici che ci impongono di velocizzare le tempistiche che, quando si parla di ambiente, non sono di certo brevi. Puntare sulla ricerca dunque intervenendo con tutte le risorse che abbiamo a disposizione, e, visto che gli eventi atmosferici avvengono repentinamente, importante è avere più sensoristica possibile e affinare sempre più i metodi”.

 “Il riscaldamento particolarmente elevato sulle Alpi, conseguente ai cambiamenti climatici – afferma Angelo Robotto, direttore generale di Arpa Piemonte – sta aumentando i rischi in montagna con aumento dei crolli e delle colate di detriti. Nelle Alpi la manifestazione pi. evidente si osserva sui ghiacciai che negli ultimi decenni si sono ritirati, dimezzando la propria estensione originaria e, entro la fine del secolo, . possibile che tutti i ghiacciai alpini con pochissime eccezioni siano completamente scomparsi. In questo contesto, di forte evoluzione, . dunque importante da un lato studiare l’evoluzione ed i meccanismi che determinano questi impatti anche attraverso la realizzazione di laboratori permanenti in quota, e dall’altro fare formazione e divulgazione su questi temi portano direttamente a toccare con mano le bellezze e le fragilità della montagna”.

“Il Club Alpino Italiano, fondato in Torino nel 1863 per iniziativa di Quintino Sella – sottolinea Bruno Migliorati, presidente del CAI Piemonte – ha per scopo, sin dalle origini, l’alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle Italiane, e la difesa del loro ambiente naturale. La convenzione  firmata va in quella direzione: studio conoscenza, formazione, divulgazione, prevenzione e sviluppo sostenibile per la salvaguardia delle nostre montagne”.

“La Sezione di Torino del CAI . lieta di partecipare, in continuazione ideale con il passato, a questo progetto particolarmente importante soprattutto in tempi di drammatici cambiamenti del clima – aggiunge Marco Battain, presidente del CAI Torino – Ed  è così che una struttura centenaria come il “vecchio” Rifugio Gastaldi, da eredità. del passato si trasforma in piattaforma per il futuro: l’osservazione in continuo del bacino della Bessanese e il rilievo scientifico di numerosi parametri che avranno come base operativa la “saletta del presente” consentiranno di quantificare l’evoluzione dei mutamenti in atto e di valutarne la pericolosit.: i dati raccolti potranno essere oggetto non solo di considerazioni scientifiche/didattiche, ma anche di azioni divulgative”.

“Il ruolo della cultura della montagna nella contemporaneit. vede in questa partnership un’importante occasione di potenziamento – osserva Daniela Berta, direttore del Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi” di Torino – La memoria delle terre alte, la storia dell’alpinismo nelle Valli di Lanzo, l’evoluzione delle modalità di fruizione e delle condizioni ambientali, dialogheranno con l’osservazione e lo studio del presente, realizzando quel connubio oggi essenziale tra discipline, campi di ricerca, modi di guardare e di vedere. Strategico sarà poi l’asse con la città, per la restituzione al Museo dei risultati del lavoro condotto in quota e la divulgazione di contenuti non solo a favore degli amanti della montagna, ma di tutta la collettività: una finestra sempre aperta su temi oggi quanto mai urgenti, per contribuire alla bcostruzione di una piattaforma comune di valori e di consapevolezza”.

“La forte riduzione delle masse glaciali, la degradazione del permafrost e l’aumento dei processi di instabilit. naturale, sono solo alcuni dei principali effetti del cambiamento climatico – dichiara infine Guido Nigrelli, ricercatore dell’Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche – Al fine di poter mettere a punto sempre più accurati scenari di pericolosità e di rischio e attuare una efficace formazione-divulgazione verso un utilizzo più sicuro della montagna, è necessario fare sistema, unendo strutture e conoscenze. L’iniziativa oggetto di questa convenzione va proprio in questa direzione, nel pieno rispetto di uno sviluppo sostenibile e di una salvaguardia delle nostre montagne”.

www.mountainmuseums.org

Commenta la notizia.