Solstizio d’estate / L’allarme rosso in quota

A costo di non sembrare troppo originali, una rapida lettura dei quotidiani del 22 giugno, solstizio d’estate, induce a segnalare ancora una volta, purtroppo, la “severità massima” raggiunta dalla siccità. E’allarme rosso in Piemonte, la regione più in sofferenza del Nord Ovest, trasformato in un forno a cielo aperto. Non è però la prima volta che l’arrivo dell’estate impone queste avversità climatiche. Rileggendo le cronache di MountCity, l’allarme scattò già nel 2015 quando a 2005 metri di quota al passo del Sempione il vento tropicale che da giorni flagellava le Alpi, una specie di “ghibli”, rendeva aride e roventi quelle meravigliose praterie.

Immagini della siccità sulle Alpi. In apertura, il passo del Sempione ridotto a una steppa nel 2015. Qui sopra l’attesa della pioggia nel 2011 al lago di Gavirate (Varese) sotto lo sguardo del Monte Rosa (Ph. Serafin/MountCity)

Non è dunque una scoperta di oggi che le Alpi soffrono la siccità. Fu costretto a concludere in anticipo nel 2015, per mancanza di acqua, la stagione il rifugioQuintino Sella (2640 metri) al Lago Grande di Viso. Ai piedi del Monviso da dove nasce il grande fiume che disseta la Pianura Padana, ci si stupì (ma fino a un certo punto) che le riserve invernali si fossero esaurite. 

Quell’acqua che muore, nel cuore delle Alpi, è uno spettacolo che oggi impietrisce come si legge il 22 giugno sul quotidiano La Stampa. Il Visaisa, il lago più bello della sua valle, è sotto di venti metri. Così il lago Apsoi, vicino al rifugio Bonelli: faceva corpo unico fino all’estate piena, poi si divideva a metà come una mela. Si è già sdoppiato a metà giugno. E se si rovinano anche gli ultimi laghi in alto, quello dei nove colori o dell’Infernetto, c’è da sentirsi rovinati. Il popolo della montagna ne sa qualcosa se il Comune di Acceglio ha appena ordinato un trasporto speciale per i margari: una quindicina di vasche che gli elicotteri hanno portato in quota per dare da bere alle mandrie. 

Nel frattempo in un’altra valle si è aperto in anticipo il Buco di Viso, il primo rudimentale traforo delle Alpi scavato nella roccia: ogni anno con il Buco si apre la stagione del trekking intorno al Monviso. “Ma c’era poca neve da spalare” confermano dal Parco del Monviso.  Che cos’altro aggiungere? La situazione potrebbe, anzi deve assolutamente migliorare. Lo si deduce da un attenuarsi dei toni catastrofici delle previsioni meteo. Ci contiamo. (Ser)

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