Arte in montagna / Divinità di pietra fra i Tatra

In occasione della rassegna “Mountain Panorama” in programma dal 9 all’11 giugno a Zakopane, capitale polacca dei Tatra, le sculture dell’artista valdostano Donato Savin affiancano e integrano i temi affrontati da rappresentanti di dieci paesi e di quattro continenti impegnati in uno scambio di propositi sulle esperienze di sviluppo sostenibile sulle montagne. L’esposizione “Stele, divinità di pietra di Donato Savin. Opere di un artista valdostano” è curata da Aldo Audisio, già direttore del Museo Nazionale della Montagna di Torino per quarant’anni, ed è visitabile fino al 30 settembre.
Il Museo dei Tatra, sede della Mountain Panorama Conference.

I rappresentanti di dieci paesi e di quattro continenti si riuniscono dal 9 all’11 giugno a Zakopane – la capitale polacca dei Monti Tatra – per scambiare esperienze sullo sviluppo sostenibile delle montagne. Dopo la pandemia è indubbiamente interessante vedere nuovamente riuniti in una sede fisica tanti studiosi, ricercatori e amici delle montagne. “Mountain Panorama” è il titolo della  rassegna organizzata in occasione del 2022 Anno Internazionale per lo Sviluppo Sostenibile delle Montagne, dal Museo dei Tatra di Zakopane, con Mountain Partnership (United Nation Alliance) e Imma (International Mountain Museums Alliance). L’evento collega per alcuni giorni le attività di musei, istituzioni e persone legate alle aree montane di tutto il mondo. Purtroppo alcune Istituzioni non si sono ancora rimesse in gioco e hanno perso un’importante occasione di guardare nuovamente al futuro.

Il Convegno inizia giovedì 9 giugno nell’edificio principale del Museo dei Tatra – dopo l’annuale Assemblea Imma prevista al mattino con all’ordine del giorno l’elezione del nuovo presidente e coordinatore per il prossimo triennio –. Il primo evento sarà un dibattito sulle attività dei musei della montagna. Durante il dibattito moderato da Giovanni Kezich, già direttore per decenni del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina di San Michele all’Adige, i partecipanti rifletteranno insieme sulla missione dei musei di montagna e sul loro futuro. 

Ospiti del dibattito saranno Donna Livingstone del Canadian Whyte Museum of the Canadian Rockies di Banff (Canada); Michelle Huwiler, del Musée Alpin di Berna (Svizzera); Julita Izabela Zaprucka, del Karkonosze Museum e Anna Wende-Surmiak, del Museo dei Tatra. 

La seconda parte del pomeriggio si svolgerà presso la Villa Koliba, sede staccata del Museo, dove sarà inaugurata una mostra di opere dell’artista valdostano Donato Savin: Stele. Divinità di pietra. 

Venerdì 10 giugno sarà la giornata di sessioni plenarie con relazioni su molteplici argomenti. Le presentazioni dei partecipanti saranno precedute dall’intervento inaugurale di Dorota Folga-Januszewka, dell’Accademia di Belle Arti di Varsavia, che illustrerà le funzioni dei musei nel mondo moderno. 

Si svolgeranno contemporaneamente due blocchi di interventi. I relatori spazieranno dalle collezioni museali alle modalità espositive, alle attività nelle aree montane. Le presentazioni tratteranno vari aspetti del patrimonio culturale delle terre alte. Al termine, un secondo dibattito riunirà associazioni e organizzazioni operanti nelle aree montane, il cui obiettivo comune è la tutela e la valorizzazione del proprio patrimonio. 

L’incontro sarà coordinato da Aldo Audisio, già direttore per quattro decenni del Museo Nazionale della Montagna di Torino, che ha invitato Rosalaura Romeo della Mountain Partnership – United Nation Alliance, con sede presso la Fao a Roma; Angelo Schena, che rappresenterà lo IAMF – International Alliance for Mountain Film; Nahuel Uria per la Red-Fa – Red de Festivales Audiovisuales Patagónicos, Miłosz Jodłowski dell’Associazione polacca di alpinismo ed Emilia Pomiankiewicz-Wagner per l’Imma – International Mountain Museums Alliance.

Sabato 11 giugno il Convegno farà luce sul patrimonio culturale delle aree montane dal punto di vista artistico e architettonico. La storia dell’intaglio del legno e delle costruzione lignee della regione dei Tatra polacchi sono alcuni degli argomenti che verranno trattati. Seguirà il terzo dibattito dedicato alla montagna nella stampa periodica e nelle riviste di settore. L’incontro sarà presieduto da Bernard Germain, caporedattore della rivista francese “Montagne & Alpiniste” e cineasta di fama mondiale, che ha invitato a partecipare giornalisti e direttori di importanti testate: Luca Calzolari direttore della rivista Montagne 360; Agnieszka Szymaszek dal trimestrale Tatry; Maciej Kwaśniewski dalla rivista Taternik e i giornalisti italiani Leonardo Bizzaro e Roberto Mantovani.

Nella serata si svolge il concerto del gruppo Trebunie-Tutki di Zakopane e del quintetto georgiano Urmula di Tbilisi, che coinvolgerà il pubblico con l’energia che sgorga dalla musica highlander dalla Polonia e dalla Georgia. Gli artisti presenteranno un progetto congiunto, il Mountain Spirit, portando il pubblico nel mondo dei Monti Tatra e del Caucaso. Il concerto darà inizio alla Celebrazione del 100° anniversario dell’edificio principale del Museo dei Tatra, inaugurato nel luglio 1922. L’evento si terrà all’aperto, presso l’edificio principale del Museo di Krupówki, recentemente rinnovato. La Youth Highlander Orchestra “Jutrzenka” del Centro Culturale Tatra di Zakopane si esibirà come supporto.

Il Convegno è a cura di Audisio, esperto di progetti internazionali; Rosalaura Romeo, Mountain Partnership secretariat e Anna Wende-Surmiak, direttrice del Museo dei Tatra. Con il comitato scientifico costituito da Dorota Folga-Januszewska, Accademia di Belle Arti di Varsavia;  Bernard Germain, rivista Montagne & Alpiniste; Giovanni Kezich, Rete Musei Etnografici Trentino; jan święch, Università Jagellonica. Il coordinamento generale è stato seguito da Emilia Pomiankiewicz-Wagner.

Donato Savin, qui davanti al museo di villa Koliba a Zakopane, con le pietre della Valle d’Aosta trasformate in figure femminili eteree e sognanti. In apertura una veduta dei Tatra.
LA MOSTRA DI DONATO SAVIN

“Questa esposizione è un momento di valorizzazione delle espressioni artistiche contemporanee di un’area alpina della Valle d’Aosta (Italia). Si tratta di un progetto in linea con le scelte del Museo dei Tatra di Zakopane, un’istituzione sempre aperta e attenta alle collaborazioni internazionali”, dichiara Anna Wende-Surmiak, direttrice del Museo dei Tatra.

Le sculture affiancheranno e integreranno i temi del Convegno. L’esposizione “Stele, divinità di pietra di Donato Savin. Opere di un artista valdostano” – curata da Aldo Audisio, già direttore del Museo Nazionale della Montagna di Torino per quarant’anni – sarà inaugurata il 9 giugno e resterà visitabile fino al 30 settembre.

 “Sono lieto”, commenta Savin, “di avere l’occasione di portare lontano dalle mie montagne le mie divinità di pietra, sono anche lieto di farlo perché l’invito è arrivato direttamente da un importante Museo nazionale polacco. Quindi non si tratta di una semplice operazione di valorizzazione regionale ma di un raro evento di rilevanza internazionale. Sicuramente non poco per un artista; un grande riconoscimento per il mio lungo e attento lavoro” .

Le sculture saranno installate in un’affascinante collocazione, sotto gli alberi di fronte alla Villa Koliba, una delle prestigiose sedi del Museo dei Tatra, e in parte all’interno della stessa.

Savin, con quest’iniziativa, presenta al pubblico polacco le sue opere sorprendenti, interpretazioni straordinarie del legame tra la figura umana e la natura in uno dei suoi elementi più forti. Sono infatti le pietre della Valle d’Aosta, a trasformarsi, con pochi sapienti e mirati interventi, in figure femminili eteree e sognanti, evocando luoghi lontani, atmosfere sospese, costumi esotici, abiti sontuosi.

Come tutte le persone che sono abituate a vivere in stretto contatto con la natura, Savin è, prima di tutto, un abilissimo osservatore. Del paesaggio, degli animali, delle sue montagne. Solo così si può spiegare la sua attenzione sottile nella scelta dei monoliti e dei particolari su cui intervenire. Le sue stele assumono allora una nuova fisionomia e, sottratte al proprio habitat naturale, si confrontano con paesaggi urbani e spazi espositivi. Nella loro essenziale verticalità, nel protendersi verso il cielo, però riaffermano prepotentemente, di volta in volta, la loro provenienza. I verdi acidi dei licheni si mescolano e contrastano con le venature, la porosità della pietra, le sue lievi asprezze, i solchi sottili ci raccontano la composizione minerale della roccia.

“L’idea delle stele”,  ricorda l’artista, “mi venne al Museo Archeologico di Aosta, vidi in quelle forme di roccia allungate divinità di pietra, e iniziai a cercare pezzi di scisti di quel tipo, con la spaccatura naturale, con la superficie cosparsa dai licheni. Le mie opere sono aperte a ogni interpretazione. Io vedo degli Dèi, principalmente femminili, che salgono verso l’alto; quando non ci sarò più, saranno testimoni del mio passaggio nella vita terrena”. 

Le opere di Savin sono conservate in collezioni private, in musei o sono collocate permanentemente in spazi pubblici all’aperto. Da oggi anche a Zakopane, così lontana da Epinel e dalla Valle di Cogne.

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