Dal nostro inviato nei trasporti delle Dolomiti

Le coincidenze che non vengono rispettate, il fantasma della Convenzione alpina (trent’anni sono passati da quando è stata promulgata e non siamo nemmeno in grado di organizzare un trasporto decente fra Trentino e Veneto) e altri cattivi pensieri sono balenati a Matteo trascinando tristemente per due ore la valigia su una piazza assolata di Feltre che qui sopra appare in una suggestiva veduta tratta dal web.

Metti un giorno feriale di metà maggio, tornando da una trasferta nel Parco naturale delle Pale di San Martino e Paneveggio. All’autostazione di Fiera di Primiero salgo fiducioso su un bus della società Trentino Trasporti che mi porterà alla stazione di Feltre, da dove c’è una coincidenza per Padova. Si tratta, come ho verificato, di un bus sostitutivo delle Ferrovie dello Stato (il VE635) che mi dovrebbe portare a Montebelluna (poiché la ferrovia tra Feltre e Montebelluna è in via di elettrificazione già da un paio d’anni) in tempo per prendere un treno diretto a Padova e di qui l’agognata “alta velocità”.  L’autobus che scende dal Trentino arriva a Feltre in orario perfetto, alle 10,53. Mi sbarca in una piazza assolata, dove non esiste pensilina né un cartello per capire quale fra i tanti autobus parcheggiati sia quello che fa per me. Dopo aver interrogato diversi autisti scopro che il mio, quello che doveva partire alle 10,54, è già partito. “Essendo due amministrazioni diverse non c’è un orario condiviso – mi spiegano alla biglietteria della stazione FS – i nostri autisti non sono tenuti ad aspettare la coincidenza che arriva dal Trentino”. Così mi tocca aspettare un paio d’ore a Feltre. Un paio d’ore non sono certo abbastanza per visitare questa splendida cittadina, con i suoi eleganti palazzi rinascimentali, i sottoportici, la cattedrale e secoli di storia e di civiltà da raccontare. Ma sono certamente troppe per un viaggiatore che, nell’era dell’alta velocità, deve arrivare fino in Toscana. 
Quali (cattivi) pensieri affollino la mente turbata del suddetto viaggiatore, mentre trascina la sua valigia per l’assolato fondovalle, non è facile e nemmeno conveniente riferire. Il suo pensiero e il suo cordoglio era rivolto al fantasma della Convenzione Alpina, quel trattato internazionale stipulato nel lontano 1991 tra la Comunità Economica Europea e gli otto Stati che confinano nell’arco alpino, per armonizzare le rispettive politiche amministrative (e in particolare i trasporti pubblici). Trent’anni son passati e non siamo nemmeno in grado di organizzare un trasporto decente fra Trentino e Veneto? 
Questi ed altri pensieri assillavano la mia mente mentre, come altri malcapitati (il problema è infatti ben noto a pendolari e studenti del Primiero che studiano a Padova) trascinavo la mia valigia sui marciapiedi. Qualche ora prima, a Fiera di Primiero, mentre aspettavo la corriera, avevo potuto visitare la casa natale di Luigi Negrelli (1799-1888), uno dei figli più illustri di questo lembo di Tirolo che fino al 1966 segnava il confine meridionale dell’Impero asburgico, feudo della potente famiglia Welsperg. Il geniale ingegnere che progettò il Canale di Suez e le ferrovie di mezza Europa (Lombardo-Veneto compreso) nacque proprio qui, in uno dei distretti delle Dolomiti più remoti e difficilmente raggiungibili del vasto impero di Francesco Giuseppe. Anche Negrelli, come oggi tanti ragazzi del Primiero, doveva scendere la scoscesa valle dello Schener per andare a studiare a Padova. Forse, a quel tempo, i trasporti erano organizzati un po’ meglio, anche se per buona parte del percorso si viaggiava a dorso di mulo. Ma almeno le coincidenze venivano rispettate.

Maser

Un pensiero riguardo “Dal nostro inviato nei trasporti delle Dolomiti

  • 02/06/2022 in 16:29
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    Ma come, siamo nel 2022, si impiegano valanghe di denaro per studiare come recarsi in massa su Marte per rubare materiali preziosi anche su quel pianeta e per costruire armi sempre più dannose atte allo sterminio dei nemici, oltre a tanti dispositivi inutili per il benessere dell’umanità, e quel genio che è l’homo sapiens non è capace di organizzare un sistema di trasporti pubblici che colleghi le regioni tra loro?
    Eppure così è nella ricca e perfetta Italia del nord.

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