Siccità / Ci resta solo la Santa Vereconda

Dalla rubrica “Punti di vista” del quotidiano La Provincia del 24 maggio è tratto l’articolo sulla siccità che pubblichiamo per gentile concessione. Ne è autore Emilio Magni, scrittore, consumato cronista, che coglie l’occasione per rievocare la sua infanzia in Brianza, quando in caso di siccità a Erba (CO) s’invocava la Santa Vereconda, vergine e martire, perché intervenisse.
Santa Vereconda, vergine e martire.

“Bisugna bagnà l’urtaia” è ormai quasi il gemito ricorrente degli appassionati coltivatori degli orti, svago  (a volte anche necessità) che sembra aver ripreso vigore, secondo alcune indagini e delle statistiche di esperti. L’orto ha bisogno di essere innaffiato anche quando ogni tanto piove. Da mesi e mesi però non piove proprio, o fa appena finta di buttare giù “quattro gocce” e quindi il “bagnà l’urtaia” è diventata tremenda ossessione. Ma se fosse solo per pomidori e fagioli che “en amò indrée”, o per l’insalata che fa fatica a spuntare, il dramma sarebbe ancora contenuto, o circoscritto alla gestione familiare, pur comprendendo il disagio e l’irritazione della massaia e la dispetto dell’ortolano. 

Il grave è ben più in là dell’orticello, si allarga sui fiumi, sui laghi, sulle irrigazioni delle grandi estensioni a coltivo: frumento, riso, patate, granoturco. Poi ci sono enormi problemi idrogeologici e pure le sponde dei grandi laghi che cedono non avendo più il sostegno dell’acqua. 

Già si prospettano razionamenti dell’acqua. Le condizioni atmosferiche, i cicloni e gli anticicloni, gli annuvolamenti sembrano poi che ci stiano prendendo in giro. L’altro giorno le previsioni del tempo annunciavano qui in Brianza piogge e temporali, ma il cielo è rimasto pressoché azzurro per tutta la giornata. Accade poi che qualche volta le nubi grigie e scure coprano completamente  la volta celeste e pare che debba piovere da un momento all’altro se non proprio aprirsi le cataratte del cielo. 

Ma tutto questo “brutto tempo” ha prodotto solo qualche leggera pioggerellina primaverile che ha appena bagnato i prati e formato qualche pozzanghera. In pratica è stato come se non fosse piovuto. I fiumi sono rimasti secchi. Il mio “Lambrone” che sembrava tornato ad accogliere l’acqua, è riapparso asciutto completamente. Ed è così dal novembre scorso. 

Mi hanno raccontato che al Lavello di Calolziocorte e quasi possibile attraversare l’Adda a piedi: una cosa mai successa a memoria d’uomo. Se Alessandro Manzoni dovesse scrivere adesso i “Promessi sposi” dovrebbe raccontare cose molto diverse da quelle che ha scritto a proposito dell’”Addio monti…”.

Ora sembra siano annunciate piogge. Ma anche nelle settimane scorse era stata prevista acqua. Ma non è quasi accaduto nulla. Personalmente non mi ricordo di una siccità tanto lunga. Dovevamo dunque sopportare anche questo dramma? Ne dovevamo vedere proprio di tutti i colori in questi terribili due o tre anni trascorsi. Chi si aspettava una tragedia come quella della pandemia? Nessun futurologo lo aveva nemmeno lontanamente pensato. Quasi lo stesso è accaduto per la guerra di Putin. Nessuno dei grandi analisti, degli esperti della politica internazionale lo aveva neppure immaginato. Solo qualche settimana prima si è cominciato a intravedere che da una giorno all’altro sarebbe stata invasa l’Ucraina. Da qualche mese ci si è messa dunque anche la siccità. In questo caso però le previsioni non mancano. Anzi ve ne sono ad iosa. Solo che non vengono azzeccate. Insomma noi vecchi che pensavamo di aver visto tutto dobbiamo ancora vivere sorprese inimmaginabili, amare purtroppo.

Mia madre mi raccontava che un anno, quando lei era una ragazza, non piovve per molti mesi e i campi di suo padre contadino non davano il raccolto. Furono tolti dalla chiesa prepositurale i resti di Santa Vereconda e portati in solenne processione. La santa era venerata  come miracolosa portatrice di pioggia. A metà del tragitto sul corto si abbatté un nubifragio che quasi annegò il parroco  e durò per alcune ore e i campi del Pian d’Erba tornarono rigogliosi. Forse quella che sto per dire apparirà come folle stramberia, ma “pare proprio che non ci resti che Santa Vereconda”.

Emilio Magni

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