La foresta del futuro che resiste a canicole e siccità

Quali sono gli alberi resistenti a canicole e siccità che potranno garantire le funzioni della foresta tra 50 o 100 anni? La Svizzera cerca risposte piantando alcune specie esotiche provenienti da regioni dal clima più secco. Una buona idea, praticata in passato anche da pionieri dei grandi viaggi in terre remote. Gli inviati dell’agenzia Swissinfo hanno cercato di spiegare le prospettive delle foreste sotto l’incalzare della crisi climatica il 18 maggio in un esauriente articolo di Luigi Jorio. E’ toccato a Peter Brang, esperto di dinamica forestale e di silvicoltura, riferire di importanti esperimenti a Mutrux, un piccolo comune del Canton Vaud, nella Svizzera occidentale. Qui già nel 2012 sono state piantate sei specie arboree esotiche provenienti da Turchia, Bulgaria e Stati Uniti su una superficie di circa tre ettari.

I grossi larici che in passato popolavano la zona sono stati tagliati. Rimangono solo alcuni ceppi sparsi. Al loro posto sono stati piantati dei cedri del Libano (Cedrus libani), una specie di conifera sempreverde originaria del Medio Oriente. Alcuni alberi raggiungono i tre metri, altri arrivano al ginocchio. Uno è completamente seccato.

È un esempio di migrazione assistita. “Abbiamo accelerato un movimento delle specie che altrimenti avrebbe richiesto almeno migliaia di anni”, spiega Brang, ricercatore dell’Istituto federale di ricerca per foresta, la neve e il paesaggio. D’altronde”, aggiunge Brang, è da secoli che l’essere umano interviene per dare al bosco la forma che più gli serve”.

Peter Brang esperto di dinamica forestale e di silvicoltura (swissinfo.ch)

Le essenze introdotte sono molto resistenti a siccità e a ondate di calore. Brang vuole studiare la loro capacità di crescere in un nuovo ambiente. “Vogliamo sapere quali sono le specie arboree che potrebbero sostituire le essenze importanti per la Svizzera che stanno soffrendo a causa del cambiamento climatico”, afferma.

Con il riscaldamento globale, i periodi secchi e caldi durante l’estate sono più intensi e frequenti, ciò che mette a dura prova le specie di alberi che si sono evolute in un clima più temperato. La foresta non sparirà, ma rischia di non poter più fornire ovunque quelle prestazioni da cui dipende la popolazione, come la protezione dai pericoli naturali o la produzione di legname.

Robert Jenni, un collaboratore scientifico dell’Ufficio federale dell’ambiente, spiega a sua volta che la strategia della Svizzera non è di sostituire le specie autoctone, ma di arricchire puntualmente la foresta con essenze esotiche. “La foresta è un ecosistema molto resiliente. Vogliamo dare il massimo di possibilità alle specie che già crescono naturalmente e che hanno una certa capacità di adattamento”, afferma Jenni.

A scopo sperimentale sono stati piantati degli abeti turchi (Abies bornmuelleriana), una specie di conifera che cresce sulle montagne del nord della Turchia. È in grado di tollerare lunghi periodi di siccità e resiste fino a temperature di -18°C. L’abete turco può quindi essere considerato un buon sostituto dell’abete rosso o dell’abete bianco, tra gli alberi più diffusi in Svizzera. “Un giorno, lo troveremo forse nelle nostre case come albero di Natale”, dice Brang.

L’esperto spiega che le specie introdotte a Mutrux sono state selezionate sulla base di criteri ecologici e del loro valore economico. Provengono da regioni che corrispondono a uno scenario di un riscaldamento di 2°C, ovvero da luoghi che presentano le condizioni climatiche che ci saranno verosimilmente in Svizzera in futuro. Si tratta inoltre di specie non invasive e che finora si sono rivelate resistenti agli agenti patogeni.

La superficie sperimentale di Mutrux è parte di un progetto internazionale coordinato dall’Istituto forestale della BavieraLink esterno, in Germania. Vi partecipano istituti di ricerca e università tedesche e austriache, e comprende un totale di cinque siti. Su ognuno sono state piantate le medesime specie provenienti dagli stessi luoghi. “Non ci sono molti esperimenti del genere a livello internazionale. Solitamente, si testano diverse provenienze di un’unica specie”, afferma Brang.

Il vantaggio di una rete di terreni è che c’è una maggiore probabilità di assistere a eventi estremi su almeno un sito. Sono infatti le siccità e le canicole prolungate a rivelarsi particolarmente interessanti per la ricerca. L’estate eccezionalmente calda e senza precipitazioni del 2018 è stata in questo senso “un colpo di fortuna”, dice Brang. “Chi si occupa della gestione del bosco non sarà d’accordo con me, ma spero che avremo più eventi di questo tipo”.

L’estate del 2018 ha interessato diversi Paesi europei ed è stata la terza più calda in Svizzera dall’inizio delle misurazioni nel 1864. Le temperature elevate, che tra la fine di luglio e la metà di agosto hanno raggiunto i 34°C in pianura, hanno causato circa 200 decessi in più rispetto a un anno normale. L’acqua è scarseggiata in molte zone alpine e l’esercito ha dovuto assicurare l’approvvigionamento idrico con gli elicotteri. La siccità ha provocato gravi perdite ai raccolti di erba e foraggi e l’abbassamento del livello del fiume Reno durante un periodo insolitamente esteso con grave pregiudizio per il trasporto fluviale delle merci.

L’estate siccitosa di quattro anni fa ha colpito anche i boschi e soprattutto gli alberi di grandi dimensioni, in particolare abeti bianchi e faggi. Nel 10% delle foreste dell’Europa centrale, gli alberi hanno perso prematuramente alcune o tutte le foglie. La Germania centro-orientale e la Repubblica Ceca sono state le aree più colpite.  Si aggiunga che senz’acqua, gli alberi sono più esposti a parassiti e malattie. Il rischio di incendi boschivi aumenta e la foresta non è più in grado di svolgere la sua funzione. “Nei prossimi decenni, ci saranno superfici sempre più vaste in cui tali condizioni non saranno garantite, quantomeno durante determinati periodi”, dice Brang. “Questo mi preoccupa”.

Per concludere, il cedro del Libano, una delle specie che Brang sta facendo crescere sul terreno sperimentale di Mutrux, è un buon candidato per sostituire l’abete rosso e il pino silvestre nella costruzione. Tuttavia, è troppo presto per prevedere se questa e altre specie riusciranno ad acclimatarsi. 

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