Troppi cervi, abbattiamoli. No, ci pensano i lupi

Nel Parco dello Stelvio, in Trentino, un piano della provincia prevede di abbattere dai cento ai 180 cervi in due anni. Il prelievo, affidato ai cacciatori, è previsto dal Piano di conservazione e gestione condiviso dalla giunta provinciale e dal comitato di coordinamento dell’area protetta. Ma ambientalisti e parte del mondo venatorio non condividono. Perplessità anche fra operatori turistici e allevatori. Il problema si può risolvere anche con altre tecniche. Per esempio, il fattore lupo rappresenta una nuova e importante variabile per il riequilibrio della consistenza e dell’utilizzo degli spazi. 

Ci sarebbero infine pressioni che vengono dal comparto caccia. Si teme che con il via libera alla caccia nel parco, il cervo abbandoni l’area protetta creando un problema per il rinnovamento delle popolazioni.  Attualmente sono stimati tra i 1.000 e i 2.000 esemplari nel periodo estivo e autunnale, che comportano un carico da morso per brucamento sul patrimonio forestale, la riduzione dello strato arbustivo e del sottobosco, impatti sui prati a sfalcio e fenomeni di competizione con il camoscio e il capriolo (diminuiti in numero). Una vera giungla.(Ser)

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