Alpi del futuro / Al Cervino spunta il Giardino delle Palme

La Commissione internazionale per la protezione delle Alpi (Cipra) in occasione del settantesimo compleanno prova a immaginare come potrebbero essere le Alpi del futuro. In effetti settant’anni fa la Commissione era nata con una visione: un futuro sostenibile per le Alpi, in cui decisioni di sviluppo fossero prese con un’attenzione particolare verso la natura. Nel 1952 questo pensiero era cosa nuova. All’epoca la visione era stata una convenzione internazionale che impegnasse i Paesi alpini in questa direzione. Quasi 40 anni dopo, nel 1991, venne così firmata la Convenzione delle Alpi. 

L’house organ “Alpinscena numero 109” – Le Alpi di domani” in distribuzione in questi giorni cerca di sviluppare il tema fin dalla fumettistica copertina mobilitando sette delle migliori firme. Altrettante sono le visioni. Ne fanno parte i drone taxi che conducono al Giardino delle Palme del Cervino, pernici bianche salvate dall’estinzione, villaggi digitalizzati, bisonti che brucano l’erba, treni notturni che circolano con e-shuttle a chiamata riducendo al minimo l’impatto sul clima. 

Lo scenario era stato in parte elaborato anche in “MountCity” e in “Fatti di montagna”, qualcuno lo ricorderà.Si era immaginato come sarà nel 2056 il capodanno tra i vigneti (oggi ancora inesistenti) del Triangolo Lariano davanti a un piatto di sfiziose cavallette. E’ in ogni modo possibile riprendere il discorso. 

La Cipra non si limita a guardare al futuro, ma offre in retrospettiva un viaggio nel tempo attraverso le Alpi. Infine la parola passa ai giovani. Tra le priorità, si legge, vi è una oculata progettazione delle attività turistiche che andrebbero pensate su tematiche a 360° e per 365 giorni l’anno e non più monotematiche e stagionali, il che le potrebbe rendere più sostenibili sia dal punto di vista ambientale che economico. Rimane inteso che la protezione delle Alpi non deve più essere qualcosa di nicchia in cui “credere”, ma una evidenza comunemente accettata di fronte alla quale tutti ci sentiamo chiamati ad agire. E su questo aspetto non si può che essere d’accordo.

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