Ponti tibetani / Prodigi millenari o luna park?

Da manufatti rurali ad attrazione per turisti. I ponti tibetani sono sempre più diffusi nelle nostre montagne. Quello di Tartano in Valtellina, è lungo 234 metri e si trova a ben 140 metri di altezza sopra il torrente. Quello di Spina Verde, a Como, è breve e oscilla come tutti i ponti tibetani regalando qualche emozione a chi lo percorre. Quello più lungo d’Italia dovrebbe trovarsi a Castalsaraceno in Basilicata: 586 metri. 

“Con i ponti tibetani ho un conto aperto, nel senso che mi hanno sempre attirato anche perché molto tempo addietro ne ho ‘vissuti’ alcuni, arditissimi, sulle Ande del Perù e nelle valli dell’Himalaya”. Emilio Magni, cronista veterano de “La Provincia di Como” e del “Giorno”, autore di numerosi libri sull’amata Brianza e le sue tradizioni come “Ciumbia che bela tusa” (2008), “Il malnatt” (2016) “El risott con l’unda “ (2019) e “Pulenta e puccia” (2021), ha voluto collaudare personalmente alcuni di questi moderni manufatti acchiappaturisti. A cominciare da quello della Spina Verde, che “traballa con un tremolio non certamente da brivido estremo, però per così dire autentico e piacevole”, come ha riferito in una pagina del supplemento “L’Ordine” della Provincia di Como rievocando anche i suoi viaggi avventurosi in Ladakh e in Perù. 

I ponti sospesi in Himalaya sono parte integrante della viabilità (foto qui sopra e in apertura di Federico Magni)

Un solo dubbio. Con tutto il rispetto che si deve al mitico Emilio, per gli amici Mili, e per le sue esperienze in terre remote, c’è proprio da rallegrarsi se questi “prodigi millenari” come Magni li definisce sono ormai entrati a far parte integrante delle nostre montagne che sempre più tradiscono la loro cultura per trasformarsi in luna park a uso di turisti distratti e superficiali? Se queste strutture ormai abbondano non solo in Italia ma anche in Svizzera con passerelle da vertigine sospese nel vuoto per collegare a piedi due vette sufficientemente distanti l’una dall’altra? Se vengono attirati i turisti assetati di adrenalina con interminabili ferrate spacciate per grandi attrattive turistiche? E non è forse inevitabile che il marketing che c’è dietro approfitti per svendere posti in funivia e visite toccata-e-fuga a una natura che non sarà mai più la stessa? 

Come la mettiamo allora caro Mili?  “Come forse potrai leggere tra le righe del mio articolo non è che io manifesti un particolare entusiasmo per questi manufatti”, replica l’amico Magni. “Sta di fatto che il giornale mi ha chiesto un articolo sui ‘tibetani’ prendendo spunto da quello della Spina Verde, il polmone di Como. Ho quindi scritto pensando che queste novità, per così dire ardite, sono un fatto di costume e col tempo diventano un’attrazione turistica spicciola, mordi e fuggi. C’è forse qualcosa di male? Ho anche approfittato per raccontare dei ponti veri in Himalaya e nelle Ande costruiti con robusti cordami. Quelli sì, importanti e legati all’avventura, notevoli attrazioni per turisti avventurosi dei quali purtroppo non posso più fare parte”. (Ser)

One thought on “Ponti tibetani / Prodigi millenari o luna park?

  • 05/05/2022 at 06:40
    Permalink

    Purtroppo, caro Roberto, la crisi ambientale è inarrestabile. Chi muove le pedine…del genere umano? E’ il VIL DENARO. Se anche gli anziani si divertono in questi PSEUDO LUNA PARK, È PROPRIO LA FINE.

    Reply

Commenta la notizia.