Letture / Alpeggi, un mondo che non c’è più

Per oltre sette secoli migliaia di alpeggi hanno costellato i monti dell’Ossola, plasmando il paesaggio e la cultura degli uomini di montagna. Oggi questo mondo è completamente trasformato, ma l’alpeggio rimane centrale per il futuro delle Alpi. Una storia generale degli alpeggi di Ossola e Valgrande è al centro del libro “Alpeggi delle Alpi” di Paolo Crosa Lenz (Grossi edizioni, 416 pagine).

Il volume, risultato di quarant’anni di studi e cammini per monti e valli, racconta storia e memoria di donne e uomini che in luoghi remoti hanno realizzato il loro destino esistenziale. Vuole anche confermare i “valori buoni” che quel mondo perduto ci trasmette: la nobiltà della fatica, l’impegno comune per raggiungere una meta, una solidarietà vissuta, l’equilibrio con l’ambiente naturale. Un libro dunque che racconta il passato, ma si interroga sule futuro delle Alpi, corredato da 80 immagini d’epoca che restituiscono volti e luoghi di un mondo che non c’è più perché ha concluso il suo destino storico.

“È un libro scritto d’urgenza e in emergenza”, spiega l’autore. “L’urgenza è quella di provare a raccontare un mondo che non c’è più: storia e memoria fino a quando ce n’è. L’emergenza è stata quella della pandemia: chiusi in casa a cercare di fare qualcosa di buono”. Questo libro, a quanto spiega ancora Crosa Lenz, “non è solo un libro di storia, ma soprattutto di memoria. Raccoglie l’urgenza della sua generazione di non dimenticare. È l’esperienza di vita di molti ossolani che da bambini trascorsero i tre mesi delle vacanze scolastiche all’alpe, a mungere mucche e capre, a raccogliere legna, a tagliare fieno”.

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