Letture / La virtuosa educazione alpina (prima parte)

La rassegna “Fa la cosa giusta” ha offerto dal 29 aprile al 1° maggio a Milano agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado un’ampia scelta di attività con l’idea di incuriosirli e avvicinarli ai temi della sostenibilità. Per l’occasione MountCity ha ripercorso di sua iniziativa in 26 tappe la “Virtuosa educazione alpina” che dall’Ottocento a oggi ha messo in pratica i criteri indispensabili per fare della montagna una scuola ineguagliabile. Il testo, che qui viene pubblicato in due parti, è tratto dal quaderno “La montagna fa scuola, piccola guida per educatori e insegnanti” che analizza esperienze, riflessioni e scenari sullo sfondo delle nuove battaglie giovanili per la giustizia climatica. La pubblicazione, realizzata da Laura Guadini e Roberto Serafin con il contributo del Club Alpino Italiano, è legata al progetto “Quartieri in quota” che nel 2018 ha portato la montagna tra i banchi di un quartiere periferico milanese. Nella foto scolaresche con i loro educatori alla rassegna milanese “Fa’ la cosa giusta”.

1837

Il ginevrino Rodolphe Töpffer intraprende con i suoi alunni una gita attraverso le Alpi passando attraverso il Col du Bonhomme, il Col des Fours e il Col de la Seigne e ritornando per il Sempione. Altre escursioni consimili le effettua con i suoi scolari negli anni successivi al 1840. Nel 1842 compie il giro del Monte Bianco inoltrandosi nella Valle del Rodano. Queste gite alpine scolastiche, le prime di cui si è a conoscenza, vengono da Töpffer descritte in due volumi dal titolo “Voyages en zig-zag”.

1856

Allievi del Collegio Nazionale, poi Umberto I di Torino, attraversano il Gran San Bernardo e nell’anno successivo i convittori dello stesso Istituto valicano il Monginevro e il Col du Lautaret passando in Francia e ritornando per il Colle di Tenda sotto la guida del loro preside, l’abate Monti. Analoghe escursioni vengono compiute dallo stesso Collegio Nazionale negli anni. Le notizie relative a tali viaggi alpini sono registrate in una monografia presentata dal Rettore del Collegio, il teologo Parato, all’Esposizione generale di Torino del 1884. Lo stesso rettore in una relazione sui viaggi d’istruzione del Collegio Convitto nel 1888 e 1889, presentata al Ministero dell’Istruzione pubblica, parla di salite fatte dai convittori al Moncenisio e al Colle dell’Assietta della Novalesa e infine di un’ascensione compiuta da dodici allievi al Rocciamelone.

1863

La nascita del Club Alpino Italiano voluta dallo statista Quintino Sella si accompagna all’evolversi del socialismo umanitario. In questa ottica Sella esprime in una lettera l’idea dell’alpe educatrice nata da una sintesi tra i valori dell’Italia risorgimentale laica e liberale e lo sguardo filantropico del socialismo. Tra gli obbiettivi del Club alpino c’è quello di formare la gioventù per consolidare il processo di unificazione e forgiare una coscienza nazionale. Per dare il buon esempio, Sella mobilita il gruppo di figli e di nipoti e li porta con sé, prima sulle facili montagne del Biellese e poi in imprese più impegnative su per le vallate alpine.

1865

L’ingegnere Felice Giordano, geologo e ispettore minerario del Regno d’Italia, dopo avere invano tentato di scalare il Cervino su invito di Quintino Sella scrive parole amare sugli ideali e le funzioni educative del Club Alpino che evidentemente non lo soddisfano. “Questa nobile e virile istituzione era intesa svegliare la parte eletta della nostra gioventù e indirizzandola alle escursioni in montagna, aprirle un arringo di severo esercizio e insieme di utili studi, quali vengono praticati on tanto amore e vantaggio dalla gioventù tedesca e inglese…E’ inutile certo parlare di grandi sensazioni a chi è pigro e timoroso…”.

1874

Su iniziativa del Club Alpino Francese un tentativo di istituire e generalizzare “carovane di scuola” viene avviato in Francia con il supporto di personalità vicine al Ministero della Pubblica Istruzione.

1876

 Esce Il Bel Paese dell’abate Antonio Stoppani (1827-1891) che ebbe numerose ristampe. È suddiviso in 32 capitoletti che corrispondono ad altrettante serate animate da un ipotetico “zio naturalista”, la voce narrante. I nipotini ascoltano, pongono domande, interrompono il mite oratore. E le nozioni entrano discrete nella forma antica del dialogo, dilettando il lettore. Capitolo dopo capitolo vengono svelati i misteri della montagna per la prima volta al grande pubblico.

1891 

Nascono a Biella le “carovane scolastiche” considerate le prime iniziative dell’Alpinismo giovanile del Cai. Hanno lo scopo di “spingere la gioventù a correre verso la montagna, additargliene le bellezze e i benefizi per l’educazione della mente e del fisico”. Domenico Vallino, promotore dell’iniziativa, racconta di “piccoli gruppi di studenti o di giovani laboriosi dai 13 ai 25 anni, intellettualmente e fisicamente sani”. Le escursioni durano più giorni, previste anche ascensioni “colla scorta di guida provata”.

1893

Sulla Rivista mensile del Cai (n.4, pag. 108) il marchese Vincenzo Ricci riferisce di escursioni alpine al tempo delle vacanze scolastiche effettuate dal regio Collegio Carlo Alberto di Moncalieri sotto la guida di padre Denza. “Anche il sesso gentile ci dà l’esempio di escursioni alpine scolastiche”, annota il marchese Ricci. “Nel 1891, per parte di una comitiva di circa 80 signorine tra le quali figuravano anche bambine di poco superiori ai sei anni sotto la guida del cav. Scandurra della Sezione di Palermo e rettore dell’Educatorio femminile Whitaker di quella città si compivano una serie di ascensioni e di escursioni in Sicilia salendo sino a 1300 metri”.

1903

Il 6 settembre al pranzo del XXXIV Congresso degli alpinisti italiani, Edmondo De Amicis, l’autore di “Cuore”, declama: “A voi egregi commensali, alla gioventù e alla fanciullezza che voi educate ed educherete all’amor virile e gentile delle Alpi, affettuosamente auguro fortuna in ogni forma di ascensione della vita, poiché vivere nell’alto significato della parola, è salire, auguro quanta felicità è possibile in un mondo dove legge è la lotta…”. L’alpinismo si candida come il veicolo simbolico di un riscatto morale rivolto alle giovani generazioni.

1910 

Il ministro della Pubblica Istruzione ordina con una circolare che in tutte le scuole d’Italia un giorno al mese venga dedicato a una passeggiata. L’ordine viene eseguito fino alla prima guerra mondiale (Bruno Credaro in “1863-1963, i cent’anni del Club Alpino Italiano”).

1911

Nel cinquantenario dell’unità d’Italia, Mario Tedeschi (1873-1944), presidente del CAI Milano, parte da Milano con la prima delle “gite alpine popolari” – alimentate soprattutto da lombardi – al passo di Zocca (2749 m) in Val Masino, appoggiandosi al “Corriere della sera” e ad altri organi di stampa, nonché a una compagnia di Alpini per i pernottamenti in tenda. Il successo è straordinario: 626 sono i partecipanti dei ceti più diversi. Tutti compiono la traversata fino alla Val Bregaglia e in 200 raggiungono la vetta della Cima di Castello (3215 m). Tedeschi raccoglie le sue conferenze sull’uso sociale della montagna nel volume “Le Alpi al popolo” pubblicato nel 1945.

1914

Guido Rey, il vate del Cervino, nipote di Quintino Sella, esprime il suo vangelo con la frase “Credetti e credo la lotta con l’Alpe utile come il lavoro, nobile come un’arte, bella come una fede”. Vi si possono individuare i temi archetipici della religione della montagna con cui si intendono indottrinare le giovani generazioni. La frase è stata a lungo riportata nella tessera degli iscritti al Cai.

1924 

Pier Giorgio Frassati, futuro beato della Chiesa, scrive: “Queste ascensioni alpine hanno in sé una strana magia, che per quanto volte si ripetano e per quanto si assomiglino tra loro, non vengono mai a tedio, nel modo stesso che mai ci tedia l’eterna e uguale vicenda della primavera…Non bisogna però dimenticare che se gli esercizi fisici irrobustiscono il corpo, è necessario che altrettanti e forti principi morali affinino e irrobustiscano l’animo”. Frassati, al quale è oggi dedicata una rete di sentieri in vari punti della Penisola, diventerà il modello di generazioni di preti decisi a trascinare i ragazzi sui sentieri per trarli in salvo dalle insidie della città.

1927 

Il Cai s’inquadra nel Comitato olimpico italiano. A parole, l’alpinismo giovanile viene considerato un volano della politica del regime fascista. Ma non ha vita facile. “Le preoccupazioni politiche e militari, mentre facevano più abbondanti i mezzi e più facili le mobilitazioni, toglievano sincerità e spontaneità alle manifestazioni” (Bruno Credaro in “1863-1963, i cent’anni del Club Alpino Italiano”).

1948

Il Touring Club Italiano da vita al Turismo scolastico organizzando gite sciistiche e mandando i ragazzi del nord a visitare le bellezze dell’Italia meridionale e insulare. Il Consiglio centrale del Cai ripropone intanto l’annoso problema dell’alpinismo giovanile, affidando a una commissione lo studio e la risoluzione “partendo da una larga base di escursionismo scolastico alpino o appenninico per passare poi, nel periodo delle vacanze estive, all’organizzazione di attendamenti e accantonamenti” (1863-1963, i cent’anni del Club Alpino Italiano).

Prima puntata / Dal quaderno “Quartieri in quota” a cura di Laura Guardini e Roberto Serafin  

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