Oltre le barriere, sulle tracce di “Seve”

Negli ambienti dell’arrampicata sportiva, Severino “Seve” Scassa è considerato uno dei migliori tracciatori. Nato nel 1969, piemontese, nel 1991 e 1992 è stato vice campione del mondo e nel 1993 ha salito la prima via italiana in difficoltà 8c+, “Noia” (8C+) ad Andonno, in Piemonte. Ora sta sviluppando numerose aree di arrampicata sportiva in Italia e in Francia concentrandosi sulla tracciatura di vie e ne ha già tracciate oltre 500. La sua nuova sfida è disegnare vie per atleti normodotati e per quelli della categoria paraclimbing, persone amputate agli arti superiori o inferiori, ipovedenti o non vedenti, con paresi o paralisi acquisite o innate, paraplegiche. Oggi attrezza percorsi nelle valli del Sarca e insegna a chi non ha mai preso in mano un trapano. La tracciatura indoor consiste invece nel fissare con viti le prese di resina su pareti artificiali in un percorso ragionato e allenante. Scassa ne ha attrezzate migliaia in marzo di queste vie per il primo raduno della Nazionale Italiana di Paraclimbing di Arco, dove vive con la compagna, giornalista e scalatrice, Laura Giunta.

“Realizzare vie per atleti con disabilità visiva o psichica è un’attività molto particolare. Ogni appiglio e ogni appoggio deve essere posizionato in modo ragionato e preciso, senza mai banalizzare il percorso per questi atleti incredibili, capaci di superare le barriere della disabilità in modo sorprendente. Per tracciare bisogna guardare oltre la loro disabilità”.

Il prossimo appuntamento di Scassa con la Nazionale sarà ancora in Trentino, a Daone, il 4 giugno con la prova di Coppa Italia. Punto di riferimento è da due anni il Centro federale di preparazione olimpica al Climbing stadium del Rock & Master di Arco.

“Quest’anno sarà fondamentale per l’arrampicata sportiva dopo l’esordio l’anno scorso a Tokyo 2020. Dal 2022 poi la Fasi è diventata una Federazione sportiva nazionale riconosciuta dal Consiglio nazionale del Coni. Il futuro è in crescita. Il nostro sport ha raggiunto traguardi che sembravano un sogno dieci anni fa, ma la spinta che ti porta a vincere è rimasta la fatica”.

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