Vie storiche / Il mistero di Passo Gemmi

Il mistero aleggia ancora oggi in Svizzera attorno all’Auberge di Schwarenbach, sulla strada del Passo Gemmi. E’ trascorso ben più di un secolo da quando, verso la fine dell’estate del 1877, arrivò in questo albergo Guy de Maupassant. Del suo soggiorno nel centro termale di Leukerbad o Loèche-les-Bains non rimangono diari ma il suo racconto “L’auberge” lascia pensare che lo scrittore francese si fosse fermato a dormire una notte proprio presso il rifugio prima del Passo durante il suo viaggio da Thun a Loèche. Il luogo lo impressionò particolarmente e gli ispirò una storia sospesa tra realtà ed immaginazione, fantasia ed allucinazione.  

“Come tutti gli alberghi di legno costruiti sulle Alpi, ai piedi di un ghiacciaio, nei passaggi rocciosi e nudi che tagliano le cime bianche delle montagne, l’albergo di Schwarenbach serve come rifugio per i viaggiatori che attraversano il Passo della Gemmi. Sei mesi all’anno resta aperto, abitato dalla famiglia di Jean Hauser; poi, quando le nevi si ammassano, riempiendo il vallone e rendendo impraticabile la discesa su Loèche, le donne, il padre e i tre figli se ne vanno e lasciano per sorvegliare la casa la vecchia guida Gaspard Hari con la giovane guida Ulrich Kunsi e Sam , il grosso cane di montagna”. 

Comincia così il racconto di Maupassant, una storia da leggere tutta d’un fiato che trasporta immediatamente il lettore in un ambiente di alta montagna apro e difficile ma al tempo stesso magico e misterioso.

E’ il giorno in cui la famiglia Hauser ritorna a Loèche perché nei lunghi mesi invernali la discesa non sarà più possibile. La neve, il ghiaccio renderanno impraticabile l’ardito sentiero scavato nel fianco della montagna. Tre muli carichi di some condotti dai tre figli precedono la madre e la figlia Louise in groppa ad un quarto mulo; segue il padre accompagnato dalle due guide che scortano la comitiva fino all’inizio della discesa. Essi costeggiano dapprima il piccolo lago vicino al rifugio e quindi seguono il vallone dominato dalla cime innevate delle montagne. Un oceano bianco, una solitudine smisurata ed un silenzio profondo. Avvicinandosi al Passo Gemmi, dove inizia la discesa verso Loèche, all’improvviso si scopre l’immenso orizzonte delle Alpi del Vallese, separate dalla profonda vallata del Rodano. Un susseguirsi di cime: il Mischabel con i suoi due corni, il possente massiccio del Wissehorn, il Brunnegghorn, la piramide del Cervino, la Dent-Blanche. In fondo ad un impressionante abisso il villaggio di Loèche con le case che assomigliano a granelli di sabbia gettati in un enorme crepaccio. 

La descrizione di Maupassant è notevole per la sua precisione e vivacità. Dopo un malinconico saluto con l’augurio di ritrovarsi l’anno successivo il gruppo si separa. Ulrich, la giovane guida, sembra non voler lasciare con gli occhi Louise, la ragazza che si allontana con la famiglia lungo la discesa. 

Restano le due guide che ritornano all’auberge lentamente, uno a fianco dell’altro, senza parlare.

Rimarranno soli per quattro o cinque mesi con l’unica compagnia del cane Sam. In solitudine dovranno affrontare il freddo e l’ambiente ostile dell’alta montagna in pieno inverno. Il ghiaccio, la neve, le tormente li costringeranno a vivere per giorni serrati nel rifugio come prigionieri e ad affrontare enormi difficoltà. Il vecchio Gaspard, un mattino, uscito per andare alla ricerca dei camosci non farà ritorno e per Ulrich sarà l’inizio di una tragica vicenda in cui verrà coinvolto anche il fedele cane Sam.

Alla fine dell’inverno, quando il passaggio della Gemmi torna ad essere praticabile, la famiglia Hauser si rimette in cammino per rientrare nel proprio albergo. Durante il viaggio le due donne, salite sul loro mulo, parlano delle guide che presto ritroveranno. Si meravigliano che uno dei due non sia ancora sceso al villaggio per dare notizie del loro lungo inverno.

Avvicinandosi al rifugio lo trovano ancora coperto di neve; un filo di fumo esce dal tetto e ciò rassicura il padre. Quando raggiungono la soglia dell’albergo, però, scoprono ciò che non si aspettano…       

Rosalba Franchi

www.viestoriche.net

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