Anche le dighe idroelettriche invecchiano

Con l’aumento delle temperature, il permafrost si squaglia e i versanti delle montagne potrebbero diventare più instabili. Questo accresce il pericolo di frane nei laghi artificiali e quindi di onde anomale e devastanti, come avvenne alla diga del Vajont, in Italia, nel 1963, quando una parte del monte Toc finì nel lago provocando la catastrofe. Il grido di allarme viene lanciato dall’agenzia Swissinfo partendo dal presupposto che migliaia di grandi dighe nel mondo sono state costruite oltre mezzo secolo fa e hanno superato la loro durata di vita teorica. 

Le dighe idroelettriche sono per questo aspetto da considerare poco sicure? Il problema ha dimensioni mondiali. I grandi impianti nel mondo recensiti dalla Commissione internazionale delle grandi dighe (CIGD) sono circa 58.700. Si tratta di opere più alte di 15 metri o il cui invaso è superiore ai tre milioni di metri cubi. La Cina è il Paese con il maggior numero di grandi sbarramenti, quasi 24.000. Ma intanto il risanamento della diga della Verzasca nel Canton Ticino, rassicura il tecnico Francesco Amberg incontrato da Swissinfo, dimostra come far fronte all’invecchiamento e alle conseguenze del cambiamento climatico.

La diga è con i suoi 220 metri tra le più alte d’Europa. Venne inaugurata nel 1965 e dopo oltre mezzo secolo di attività sono stati necessari interventi di rinnovamento che stanno per concludersi.

 

In apertura l’ingegnere civile Francesco Amberg tra gli addetti ai restauri della diga ticinese della Verzasca (qui in un’immagine tratta da Swissinfo)

Il risanamento di questa diga riguarda tutte le parti che servono a portare a valle l’acqua dal bacino artificiale. Lo spiega l’ingegnere civile Francesco Amberg, tra i tecnici che partecipano ai lavori. Nel dettaglio, si è proceduto alla sostituzione delle due valvole a farfalla (utilizzate per interrompere il flusso d’acqua verso le turbine) e al rifacimento della protezione anticorrosione all’interno delle condotte. Sono anche in corso lavori alla camera di espansione, uno spazio ricavato nella roccia che serve a gestire le variazioni dell’acqua rilasciata dalla diga. 

La parete ad arco della diga di Verzasca non necessita invece di interventi particolari. A differenza di altre dighe dello stesso tipo, non è stato osservato alcun degrado chimico del calcestruzzo. Il principale fenomeno che può manifestarsi col tempo è la cosiddetta “reazione alcali-aggregati” e avviene quando l’acqua reagisce con determinati minerali contenuti nel calcestruzzo, ad esempio la silice. Il risultato è una dilatazione del calcestruzzo e un allungamento della diga, ciò che crea una spinta sulla roccia di appoggio.

Questo processo di deterioramento del calcestruzzo è noto dagli anni Quaranta e riguarda anche altre grandi opere quali muri di contenimento e ponti. “Non lo definirei un problema a priori in quanto la solidità della struttura non ne risente. Va però monitorato”, afferma Amberg. In caso di dilatazione eccessiva del calcestruzzo, gli ingegneri effettuano un taglio verticale con un filo diamantato allo scopo di ridurre le forze interne alla diga.

Altri possibili fenomeni di degrado, sebbene meno frequenti, possono riguardare il comportamento delle pareti di appoggio. “Nel caso della diga di Montsalvens, nel Cantone di Friburgo, gli strati di roccia tendevano ad esempio a scivolare gli uni sugli altri. In questo caso si interviene con degli ancoraggi”, spiega Amberg.

In Svizzera, le dighe in calcestruzzo sono tra l’altro progettate per resistere a terremoti che si verificano una volta ogni 10.000 anni. La legislazione è particolarmente severa in materia di sicurezza. Per esempio, tutte le dighe devono poter scaricare l’acqua in tempi rapidi per mettere fuori esercizio l’impianto. Inoltre, le dighe elvetiche sono ispezionate a intervalli regolari e rivalutate sulla base delle carte sismiche aggiornate. 

Fonte: Swissinfo