Sugli schermi / La felicità è alla fine del mondo 

In un mondo in cui le persone sembrano aver perso la loro spiritualità in cerca del benessere materiale, il Bhutan appare nel film “Lunana: Il villaggio alla fine del mondo” un modello da cui trarre ispirazione, dove il PIL è sostituito dal FIL, l’indice di Felicità Interna Lorda. Ma che cosa significa essere felici? E davvero il giovane maestro Ugyen salito riluttante a Lunana preferirà giocarsi la sua vita cantando in uno squallido bistrot di Sidney dopo avere voltato le spalle a quel paradiso?

Nella catena himalayana, confinante a nord con la Cina e a sud con l’India, il piccolo regno del Buthan ha in effetti molto da insegnare a noi bellicosi occidentali.  A oltre quattromila metri d’altezza, il villaggio vive solo di ciò che la natura offre, compresi i vegetali selvatici e lo sterco degli animali usato come combustibile per riscaldare le povere capanne. È quassù che film di Pawo Choyning Dorji al debutto nella regia e candidato al premio Oscar (poi vinto da “Drive My Car” che si è anche aggiudicato il Prix du scénario al Festival di Cannes), ambienta una toccante storia di formazione. Ugyen, maestro al servizio dello Stato, raggiunge Lunana dopo otto giorno di trekking allo scopo di insegnare nella piccola scuola anche se da tempo ha in progetto di lasciare l’insegnamento e trasferirsi in Australia. 

Dopo un cammino di 8 giorni, Ugyen si ritrova esiliato dalle sue comodità occidentalizzate. A Lunana non c’è elettricità, né libri di testo e nemmeno una lavagna. Sebbene poveri, gli abitanti del villaggio porgono un caloroso benvenuto al loro nuovo insegnante, che deve affrontare il difficile compito di insegnare ai bambini del villaggio senza alcuno strumento didattico a disposizione.

Preso dallo sconforto, Ugyen è sul punto di decidere di tornare a casa, ma poco a poco inizia a conoscere la felicità incondizionata degli abitanti del villaggio, dotati di una straordinaria forza spirituale in grado di contrastare le grandi avversità del luogo. Si ritroverà conquistato dall’adorazione che i bambini dimostreranno verso di lui, che lo vedono come una figura fondamentale per la costruzione del loro futuro.

E’ indubbiamente un film di rara poesia e bellezza questa pellicola in cui il sorriso della piccola Pem Zam riempie il cuore dello spettatore. Fa piacere apprendere che il film è stato a lungo ai primi posti delle classifiche del box office in Italia. Quasi una scommessa vinta. E’ stato magistralmente girato nel villaggio in cui si trova la scuola più remota del mondo. A causa dell’assenza di elettricità e connessioni di rete, la produzione del film dipendeva completamente dall’energia solare. Gli abitanti del villaggio, molti dei quali non avevano mai visto il mondo al di fuori di Lunana, sono stati scelti per interpretare molti dei ruoli principali. Anche per questi eccezionali requisiti, è un film di raro fascino, da non perdere. (Ser)

Commenta la notizia.