La lepre tradita dalla sua bianca pelliccia

L’11 febbraio una delle fototrappole utilizzate per il monitoraggio del lupo ha scattato questa fotografia: una “lepre variabile” nel suo bianco abito invernale che saltella su un tappeto di foglie marroni. La “lepre variabile” è uno degli animali meno conosciuti in generale delle Alpi perché è estremamente difficile da monitorare e quindi non esistono informazioni affidabili su quale sia la tendenza delle popolazioni. Sembra però che sia diventata piuttosto rara, o comunque meno abbondante di un tempo. Uno dei motivi di questa rarefazione sembra sia dovuto proprio al suo mantello candido, perfetto per mimetizzarsi nella neve, ma problematico quando la neve sparisce. 

Gli effetti dello “sfasamento” tra l’adozione di un abito estremamente mimetico e le condizioni ambientali sono stati studiati negli ultimi anni su una parente stretta americana della lepre variabile, la “snowshoe hare” Lepus americanus. La ricerca ha evidenziato che in inverni senza neve le snowshoe hare hanno dei tassi di sopravvivenza inferiori rispetto agli inverni con neve. Perché non riescono a sincronizzare la muta con la presenza di neve al suolo. 

Il periodo di muta del mantello è infatti regolato principalmente dal fotoperiodo e solo in misura minima da altre condizioni ambientali che agiscono su scala locale. Quindi, che ci sia la neve o meno, le “lepri variabili” diventano bianche e le volpi e le aquile le vedono e le predano più facilmente. 

Dalla newsletter “Aree protette dell’Ossola” (aprile 2022)

In apertura un’immagine realizzata con una foto trappola. Qui la lepre bianca fotografata da Andrea Riverselli.

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