Giochi invernali in bilico tra perplessi e contrari

Il Cai Veneto ha confermato Renato Frigo come presidente regionale. E Frigo ha confermato le riserve verso le Olimpiadi, e la pista di bob in particolare. L’assemblea si è svolta a Valdagno: 557.778 gli iscritti in Veneto, distribuiti in 65 sezioni e 15 sottosezioni; 11.478 in provincia di Belluno, 18 sezioni. 140 delegati su 147 hanno ridato fiducia a Frigo che ha risposto sul Corriere delle Alpi del 12 aprile alle domande di Francesco Dal Mas.

Presidente, è solo lei contrario ai Giochi olimpici? 

“Contrarietà no, ma perplessità sì. E da parte di quasi tutti. Non per l’evento in sè, ma per gli eccessi che questa manifestazione comporta. Non possiamo non sottolineare e fare nostre le posizioni della Cipra (la Confederazione che raccoglie un centinaio di associazioni in sette Stati, ndr) che otto anni fa, nel 2014, aveva già chiesto in modo esplicito ai Comuni e alle Regioni delle Alpi di rinunciare a future candidature”.

I motivi di questa perplessità? 

“Per pochi giorni di competizione, gli eventi richiedono infrastrutture che non sono né ecologicamente, né socialmente compatibili. Sarebbe necessario un drastico ripensamento, basato sull’uso di sedi decentrate già esistenti e sul rispetto sia di situazioni locali e sia dei limiti economici ed ecologici”.

E’ un problema la pista di bob? 

“Si è sempre decantata la sostenibilità di queste Olimpiadi. Spendere 60 milioni, se bastano, per la pista di bob non ci sembra un approccio sostenibile. Si è sempre detto che il villaggio olimpico sarebbe stato mobile, adesso scopriamo che una parte resterà fissa. Perché non rigenerare ambienti esistenti come l’ex villaggio Eni di Borca? Noi non siamo contro le Olimpiadi, ci mancherebbe; ma, appunto, sugli eccessi infrastrutturali non siamo d’accordo”.

Don Luigi Ciotti, a margine di un recente convegno a Pieve, al quale ha partecipato anche lei, ha proposto che dalla Cortina olimpica arrivi, quasi come lascito, l’impegno a varare finalmente il Parco del Cadore. 

“È un’idea senz’altro condivisibile e da sostenere”.

In assemblea avete discusso criticamente anche sulla gestione della Fondazione Dolomiti Unesco che ha sede a Cortina… 

“Come Cai del Veneto abbiamo discusso a lungo sia al nostro interno e sia con le altre associazioni presenti all’interno del Card (Club Alpini Regione Dolomitica, ndr) se rinnovare l’adesione come soci sostenitori. Alla fine è prevalsa la voglia di continuare a costruire assieme, trovando nuovi spunti su una serie di attività comuni da mettere in cantiere. Si auspica che la Regione Veneto svolga un ruolo di maggiore spicco all’interno della Fondazione visto che ha il maggior territorio tutelato”.

In apertura un flash mob di Mountain Wilderness sui Giochi invernali di Cortina d’Ampezzo.
Qui, in un’immagine di Valentina Lovato, come si presenta la contestata pista di bob.

L’anno scorso si è aperto un dibattito sull’apertura dei rifugi del Cai durante il periodo invernale. Pare che la prospettiva non vi entusiasmi. 

“Non vi è grande partecipazione nel sostenere questa proposta. Tante sono le limitazioni: al di sopra dei 1500 metri l’acqua rimane congelata per tutto l’inverno, i rifugi non sono attrezzati con il riscaldamento, spesso l’accesso non può avvenire in sicurezza per presenza di neve e ghiaccio”.

Spunta qualche polemica tra le sezioni Cai di montagna e quelle “cittadine”, di pianura. Ne avete discusso in assemblea? 

“Sì. È stato ribadito che per il Cai Veneto, tutte le sezioni e tutti i soci sono sullo stesso piano. Il Cai è unico, non esistono sezioni di pianura e di montagna, né sezioni piccole, né grandi; tutte hanno pari dignità. E in tutte vi sono persone che si danno da fare per portare avanti il lavoro silenzioso del volontario. Un grande ringraziamento a tutti i presidenti e a tutti i soci che si danno da fare per gli altri. Sicuramente alle sezioni di montagna va riconosciuta una peculiarità, una specificità, che come Cai Veneto da sempre viene riconosciuta e tenuta presente. Vi è intenzione di incentivare maggiormente gli scambi tra sezioni di diversa provenienza geografica nell’adozione di un sentiero, ai fini della gestione, della manutenzione”.

Proponete qualcosa di analogo anche per i Parchi dolomitici? 

“Nel corso dello scorso anno è stato perfezionato l’accordo con il Parco Dolomiti Bellunesi per la gestione dei sentieri alpini da parte delle sezioni con interessi nel Parco. È stato chiuso il protocollo d’intesa tra Parco e Cai nazionale per una serie di attività di reciproco interesse. Come Cai Veneto auspichiamo che il Parco nazionale Dolomiti Bellunesi, i Parchi regionali dei Colli Euganei e della Lessinia e delle Dolomiti Ampezzane siano ‘fatti propri’ anche da chi vive in pianura. Quando un qualcosa diventa proprio lo si rispetta e quanto lo si frequenta si presta maggiore attenzione”. 

Francesco Dal Mas

(dal Corriere delle Alpi, 12 aprile 2022)

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