Le Dolomiti festeggiano Pellegrinon 

Una grande passione per i libri e per le sue montagne. Così, quasi per scherzo, mezzo secolo fa Bepi Pellegrinon, scrittore, accademico e storico, diede origine alla casa editrice Nuovi Sentieri che a Falcade, ai piedi delle muraglie dolomitiche del Focobon, raggiunge l’ambizioso traguardo delle cinquanta candeline con oltre 600 titoli in catalogo. Questa di Pellegrinon, classe 1942, è nata quasi come una scommessa: realizzare un progetto editoriale che da queste parti, nei paesi di montagna del Bellunese, sembrava impossibile. La casa editrice si chiamò e si chiama “Nuovi Sentieri” perché l’allora giovane Pellegrinon voleva provare, stando tra le sue vette, a creare qualcosa di innovativo intraprendendo una “strada nuova”. E così è stato. Alla ribalta dell’editoria di montagna salì questa sua casa editrice bellunese doc frequentata da grandi firme. Per citarne alcune: Mario Rigoni Stern, Piero Rossi, Giovanni Angelini, Augusto Murer. 

I volumi sono in gran parte dedicati alla montagna e ai suoi personaggi. Ma vi sono anche monografie di artisti, cataloghi d’arte e di mostre, libri di narrativa e di poesia. Il tutto legato a doppio filo con l’universo alpino e in particolare con le Dolomiti delle quali Pellegrinon possiede il più grande archivio iconografico e documentario in circolazione e dal quale spesso ricava documenti o scritti inediti. Quale migliore occasione del cinquantennale per lanciare l’idea dell’Archivio storico delle Dolomiti? Si tratterebbe a giudizio di Pellegrinon di un centro in cui far confluire il suo patrimonio di volumi dedicati alla montagna.

L’editore Bepi Pellegrinon al centro con Anna Mazzotti, figlia dello scrittore Bepi al quale è dedicato il premio letterario Gambrinus, e l’attore e scrittore Giuseppe Cederna (ph. Serafin/MountCity)

“Negli anni Sessanta collaboravo con le edizione Tamari di Bologna”, racconta Pellegrinon in un’intervista a Dario Fontanive sul Gazzettino del 23 febbraio, “avevo fatto un libretto su Falcade illustrato da Giuliano De Rocco ed ero alla ricerca di un editore. Un giorno nella primavera del 1971 Tamari salì da Bologna per portarmi le bozze della guida delle Pale di San Martino e in quell’occasione ci trovammo, quasi per caso, con gli amici Piero Rossi, Augusto Murer e Bepi Mazzotti. Tamari disse che avrei dovuto pubblicare io stesso quel volume su Falcade. ‘Giusto, tu andrai per nuovi sentieri ovvero per nuove strade’, osservò Rossi e così nacque il nome della casa editrice”. 

“Murer aggiunse che se avessi intrapreso questa strada avrebbe subito messo in cantiere alcuni disegni per potermi aiutare e così pubblicai subito dopo un volume di Luigi Lazzaris con i disegni di  Murer e da lì iniziò questa mia avventura nel campo dell’editoria. Alla quale molto hanno contribuito anche i tanti amici che mi hanno sostenuto negli anni”.

Già da ragazzo Pellegrinon aveva messo in luce il suo interesse per la scrittura e la ricerca letteraria. “All’età di 14 anni”, ricorda Bepi, “pubblicai il mio primo libro sul poeta Valerio Da Pos. Era il 1958”. Pellegrinon vanta anche una importante attività alpinistica che gli è valsa il riconoscimento di Accademico del Cai. Ma soprattutto dispone di una collezione di settantamila volumi, in parte unici, di migliaia di fotografie, di lettere, di carte, di documenti, di quadri, di dipinti, di disegni: un archivio messo insieme in questi decenni con particolare interesse per il mondo della montagna. “Spero vivamente che questa idea dell’Archivio delle Dolomiti possa coronarsi e che sorga a Falcade. E’ un omaggio che vorrei fare alla mia terra e alla mia gente”. 

Della ridente località di Falcade Pellegrinon è stato tre volte sindaco. Per tre volte è stato anche eletto alla carica di consigliere provinciale. Inoltre è stato consigliere della Comunità montana agordina e presidente dell’Azienda autonoma di soggiorno e turismo. Lo definiscono solido, consistente, coerente. Ma anche duro, spigoloso, stratificato. Una vera roccia. “Mi ritengo”, ama ripetere, “un ladino dolomitico, un discendente di quei Reti che hanno abitato queste montagna  da diecimila anni”. (Ser)

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