Museomontagna / Le scalate di Grassi, l’uomo del ghiaccio

E’ dedicata all’indimenticabile Gian Carlo Grassi (1946-1991), pioniere dell’arrampicata su ghiaccio in Italia alla fine degli anni Settanta, la mostra “L’inesauribile scalata di un sognatore” che il Museomontagna inaugura il 1° aprile nella sede del Monte dei Cappuccini a Torino, giorno in cui ricorre il trentunesimo anniversario della scomparsa avvenuta sul Monte Bove, nei Sibillini. Curata da Enrico Camanni con Veronica Lisino, responsabile della Fototeca del Centro Documentazione, e Marco Ribetti, vicedirettore del Museo, l’esposizione racconta l’intensa vita di Grassi attraverso immagini che delineano una ricerca alpinistica ed estetica in quattro continenti. 

Nato a Condove nel 1946, Grassi ha conservato fino alla fine la virtù fanciullesca del sogno. “Le sue scalate”, si legge in un comunicato del Museomontagna, “erano visioni, quadri, trasfigurazioni, come i nomi delle sue vie ricordano ancora oggi ai ripetitori. Viveva in un universo senza tempo. A volte era dirompente con la sua sete di arrampicare”.

La mostra mette in luce la molteplice attività alpinistica ed esplorativa di Grassi che spazia dai primi cimenti giovanili sulle Alpi Cozie e Graie all’affermazione degli anni Sessanta, con le prime ascensioni invernali e le vie nuove; dal magico periodo del Nuovo Mattino, condiviso con personaggi come Gian Piero Motti e Danilo Galante, alla scoperta delle goulotte e delle cascate di ghiaccio, assieme al forte amico Gianni Comino; dall’esplorazione sistematica dei massi dell’anfiteatro morenico della Valle di Susa alle spedizioni nei quattro continenti, compreso un tentativo invernale all’Everest. 

Grassi è stato il grande specialista del ghiaccio, perché sul ghiaccio riusciva a esprimere pienamente la sua fantasia e il bisogno di ricerca, ma non ha mai privilegiato un terreno particolare, spaziando liberamente dalle vie estreme d’alta quota ai sassi della sua valle. L’esposizione è il risultato del lavoro di intervento archivistico eseguito sul fondo fotografico, ma soprattutto delle attività di studio e ricerca da esso rese possibili. Donato dagli eredi al Museo nel 2017, il Fondo Gian Carlo Grassi è stato ordinato e schedato nel corso del progetto Interreg Alcotra Italia-Francia iAlp, condotto dal Museomontagna con il Musée Alpin di Chamonix che ha portato alla sua completa catalogazione e informatizzazione sul portale dei beni culturali del Club Alpino Italiano gestito dal Museo con la Biblioteca Nazionale CAI. 

Oltre alle quasi cento fotografie selezionate dal Fondo Gian Carlo Grassi, costituito da più di 15.000 diapositive, il percorso espositivo si compone anche di materiali alpinistici che appartennero a Grassi e al primo periodo dell’evoluzione moderna della scalata su ghiaccio, tra la metà degli anni Settanta e gli anni Ottanta del Novecento. 

Nel catalogo testi di Enrico Camanni, Roberto Mantovani, Gian Piero Motti, Michele Motta e Valentina Varoli. 

La scoperta dei “couloirs fantasma

Il manoscritto inedito in cui Gian Carlo Grassi si racconta e di cui qui MountCity propone una trascrizione risale agli anni Novanta. “Proibito sbagliare” è il titolo. Nelle condizioni estreme in cui scalava, Gian Carlo di errori non se ne poteva proprio concedere…

La mia prima esperienza sulle cascate ghiacciate non avvenne in un luogo di facile accesso, come per esempio sui fianchi di una valle, ma a 4000 metri sulle Grandes Jorasses, con Gianni Comino, durante la prima salita dell’Ypercouloir che riga l’immenso versante sud della montagna. La caratteristica di questo grandioso versante che si estende fino all’Aiguille de Rochefort definisce la conca del rifugio Boccalatte. Accanto alla glaciale via normale della Punta Walker, l’ambiente grandioso dell’alta montagna è inciso da una rete di canaloni, solchi profondi e ghiacciati, in una natura duramente rocciosa. E’ naturale che su simili pareti che raggiungono gli 800 metri di dislivello, esistano delle vie di ghiaccio di grande bellezza. Non sempre però. Le colate a volte “giganti” si formano sui versanti meridionali, nei canali profondi e incassati, nei quali scolano le acque di fusione provenienti dai pendii nevosi soprastanti, dalle creste innevate, e solo dopo complicati meccanismi di sgelo e rigelo, l’alta quota trasforma questi “couloir” in una successione continua di cascate ripide e difficili.

Questo versante è oggi il reame dei “couloirs fantasma”. Dopo la prima realizzazione nell’estate 1978 la strada percorsa ha come tappe la parete sud delle Grandes Jorasses del 1985, 1400 metri in piolet-traction valutabili ED mentre sono datate “Luglio 1986” la spettacolare “Visa per la Siberia” sull’Aiguille de Rochefort, 650 metri ED, e la goulotte “Durango” al Colle delle Grandes Jorasses, ancora ED. Oggi questa zona rappresenta per il gruppo del Monte Bianco l’ultima possibilità di aprire vie nuove “estreme” su ghiaccio a patto di sapere cogliere il momento adatto. Ai primi di giugno un altro couloir a sinistra dell’esile Doigt de Rochefort generava impressione e meraviglia nello stesso istante. Così in tre persone con il naso all’insù da Planpincieux ammiravamo l’esemplare dirittura dell’itinerario che ne faceva la sua perfezione. Dopo le mille difficoltà di mettere insieme una cordata capace di risolvere in corsa con il disgelo una simile problema tecnico, mi ritrovavo ancora una volta con Francois Damilano e Sergio Rossi, i quali avevano rinunciato a impegni e interessi personali per essere della partita…

Gian Carlo Grassi

Museo Nazionale della Montagna “Duca Degli Abruzzi” CAI Torino
Piazzale Monte dei Cappuccini 7
10131 Torino – 011 6604104 – www.museomontagna.org 

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