Quando a bombardare era la Wehrmacht

Navi russe da guerra minacciano in questi giorni Odessa. Sono trascorsi più di ottant’anni dall’agosto del ’41 quando la città fu occupata dall’esercito romeno, affiancato dalle truppe naziste. Il generale Nicolae Macici, comandante del Secondo Corpo d’Armata romeno, ordinò il massacro di 5 000 civili, la maggior parte dei quali ebrei. L’obiettivo finale dell’operazione battezzata Barbarossa includeva l’eventuale sterminio, la schiavitù, la germanizzazione e deportazione di massa dei popoli slavi e la creazione di più Lebensraum (spazi vitali) per la Germania. Orrori d’altri tempi quando peraltro di minaccia nucleare non si parlava nemmeno nei fumetti.

Prigionieri russi a Minsk.

In quei remoti anni quaranta il fallimento strategico dell’operazione dopo un avvio favorevole al Fuhrer rovesciò le sorti della Germania nazista. Con una guerra aperta su più fronti, le forze della Wehrmacht non poterono più attaccare lungo l’intero fronte orientale e alla fine fallirono le operazioni per penetrare in profondità nel territorio sovietico.

Ciò non esclude che decine di milioni di militari e civili sovietici abbiano patito enormi sofferenze. Rovine, cadaveri, prigionieri a braccia alzate si susseguivano agli occhi degli invasori. Dopo quattro mesi i russi avevano subito perdite ingenti: 686 mila uomini, il 20% della forza totale, almeno un terzo dei veicoli e il 60% dei carri armati. E nessuna ragionevole soluzione diplomatica era in vista. (Ser)

In queste rarissime immagini diffuse dalla propaganda di Hitler l’invasione nazista del ’41 in Ucraina. In apertura la resa di Odessa oggi sotto il tiro delle armate di Putin. Qui sopra Kiev bombardata dalla Wehrmacht e più in alto una colonna di prigionieri russi (arch. Serafin/MountCity)

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