Dolomiti / Il Parco del Cadore e le Olimpiadi

Come conciliare le Olimpiadi invernali e l’annunciata istituzione del Parco del Cadore? Il progetto è stato recepito dalla Regione Veneto nel Piano territoriale di Coordinamento, dalla Provincia di Belluno nel Ptp e infine dall’Unione Europea facendo rientrare l’area del Parco nelle zone Sic (Sito d’interesse comunitario) e Zps (Zona protezione speciale) Rete Natura 2000. Sull’argomento molti aspetti sono ancora da chiarire. Di scelte passate e di prospettive future parlerà Mirta da Pra Pocchiesa a nome del Gruppo Promotore Parco del Cadore al convegno in programma a Pieve sabato 26 marzo, organizzato con il patrocinio della Magnifica Comunità di Cadore. Un chiarimento su che cosa rappresenti oggi per Cortina questo annunciato parco “fratello” delle Dolomiti Ampezzane lo chiedono alcuni lettori di MountCity cha ha dato ampio spazio all’annuncio dell’incontro. 

“Chi ha organizzato il convegno”, è la spiegazione offerta da Luigi Casanova sempre in prima fila nelle battaglie per la tutela delle Dolomiti, “non è un caso stia combattendo per fare in modo che le Olimpiadi portino meno danni possibile sia al fondovalle sia sulle alte quote. Organizzatori sono gli attori che lottano contro le speculazioni immobiliari e viabilistiche in Cortina, sono quanti lavorano perché non si faccia la pista di bob e specialmente non si realizzino le opere più devastanti: i tre collegamenti sciistici da Cortina verso Badia, verso Arabba e area del Civetta. Ma specialmente sono quanti si battono contro la realizzazione del megalbergo a 5 stelle a passo Giau”. 

“A occuparsene sono poi le persone”, aggiunge Casanova, “che fin dagli anni ’80 avevano fondato e strutturato SOS Dolomites. Viene rinverdita la proposta di parco naturale del Centro Cadore: una risposta sul significato di un nuovo parco oggi nel cuore delle Dolomiti, quelle più superbe, selvagge, libere, le Dolomiti che ancora oggi permettono a tanti di noi di sognare e vivere intensamente i valori della montagna”. 

Va ricordato, come raccomanda Casanova, che l’ambientalismo italiano fin dal 2016 aveva strutturato la Carta di Fontecchio, un documento strategico, poco utilizzato dagli stessi ambientalisti (se si esclude Mountain Wilderness): un documento che rilanciava il ruolo delle aree protette certo come strumento di conservazione, ma anche di sviluppo, una economia leggera e duratura costruita attraverso la partecipazione di cittadini e istituzioni, accompagnata dalle indicazioni della ricerca e delle scienza. Uno sviluppo attento ai cambiamenti climatici in atto e specialmente alla qualità del vivere la montagna”. 

“Il convegno di Pieve di Cadore”, conclude Casanova, “è importante perché ci arricchirà di questi temi. E perchè dimostrerà a chi le Olimpiadi dello spreco (Milano Cortina 2026) le ha volute e le sta imponendo che con molti, molti meno soldi è possibile ridare vita e significato alle nostre montagne. Ovviamente a chi si chiede come conciliare il Parco del Cadore con le imminenti Olimpiadi invernali si  può rispondere anche con altri contenuti. Io qui mi limito a proporre una mia chiave di lettura”.

Promosso dal Gruppo promotore e da un ampio cartello di associazioni locali e nazionali, patrocinato dalla Magnifica Comunità di Cadore, l’evento del 26 marzo celebra l’atto di donazione di terreni, da parte dei due cittadini di Valle di Cadore, in località Paradisi alle pendici dell’Antelao. A sviluppare il tema si è impegnato Giovanni Monico del Gruppo promotore. “Questa donazione”, spiega, “ ha un grande significato simbolico e non resterà un atto isolato…”. L’incontro intende anche far riflettere su che cosa rappresentano i parchi oggi, in tempo di crisi climatica, per la tutela della biodiversità e per le opportunità che offrono ai territori in cui sono inseriti. Il progetto è stato recepito dalla Regione Veneto nel Piano territoriale di Coordinamento, dalla Provincia di Belluno nel Ptp e infine dall’Unione Europea facendo rientrare l’area del Parco nelle zone Sic (Sito d’interesse comunitario) e Zps (Zona protezione speciale) Rete Natura 2000.  

don Luigi Ciotti

Il programma dell’incontro, che si apre alle 9 del 26 marzo nello storico palazzo della Magnifica comunità di Pieve, prevede dopo i saluti del presidente della Comunità Emanuele D’Andrea, una relazione sulla realtà ampezzana da parte di Michele Da Pozzo, direttore del Parco delle Dolomiti d’Ampezzo. Seguono Raffaele Marini della Commissione Tutela Ambiente del Cai, (Il Cai e le aree protette, un progetto imprescindibile per la montagna del futuro), Isabella Pratesi, direttrice Conservazione del WWF Italia (Il ruolo dei Parchi di fronte alla crisi climatica e il ruolo dei cittadini per la loro istituzione), Mirta Da Pra Pocchiesa, gruppo promotore Parco del Cadore (Come siamo arrivati alla prima pietra: scelte passate e prospettive future).

La conclusione è affidata a don Luigi Ciotti, presidente del Gruppo Abele e di Libera (“Il Parco del Cadore: un progetto di vita per valli abitate, accoglienti ed educative”). Va infine ricordato che il convegno è organizzato in collaborazione con Cai Veneto; Commissione centrale tutela ambiente montano del Cai; Commissione Tam Veneto-Friuli Venezia Giulia; Ecoistituto del Veneto Alex Langer; Fondazione G. Angelini; Italia Nostra di Belluno; Mountain Wildernss Italia; Per altre strade Dolomiti; WwF Terre del Piave Belluno – Treviso.

Per informazioni: www.parcodelcadore.wordpress.com – parcodelcadore@libero.it – tel. 3357423588

Commenta la notizia.