Vita in montagna / Gli acrobatici falegnami

Dal papà Germano, detto “il Supremo”, ai figli Giovanni e Paolo, storie di lavori di falegnameria al limite sono raccontate da una regista trentina, Katia Bernardi, nel documentario “Falegnami d’alta quota” trasmesso in Dmax. Dopo i boscaioli del Trentino, Dmax punta ancora sul lavoro in quota, e vola sulle Dolomiti di Brenta con questa nuova serie. Protagonista è la famiglia Curzel, falegnami trentini specializzati in ristrutturazioni di rifugi ad alta quota e nella realizzazione di baite in bioedilizia. Oggi a portare avanti l’azienda sono tre generazioni di uomini e i loro collaboratori. La serie racconta quanto il costruire lassù sia una sfida estrema tra uomo e natura. Ma anche una corsa contro il tempo, in cui servono organizzazione perfetta e sangue freddo. E l’errore non è ammesso. 

D’altronde, per lavorare lassù bisogna essere creature davvero speciali: volare come aquile, arrampicarsi come stambecchi, avere il carattere di un orso, essere uniti come un branco di lupi. Per oltre sei mesi la troupe di Dmax li ha seguiti in alcune delle location più spettacolari del Trentino, tra le Dolomiti di Brenta, Lagorai, Valsugana, Val dei Mocheni e Vigolana, a partire dal mitico rifugio Brentei, costruito nel 1938, del quale la Sat ha commissionato ai Curzel una ristrutturazione completa. “Che è quasi come andare a rifare San Pietro”, commenta Germano.

Tra imprevisti, pericoli, tempi strettissimi, cambi improvvisi del meteo e rotazioni di elicotteri per il trasporto di materiali pesanti, con le loro spettacolari lavorazioni ad alta quota i falegnami Curzel faranno conoscere agli spettatori il loro mondo, fatto di sfide quotidiane oltre i limiti, con cantieri aperti ad altitudini uniche e gru montate in condizioni quasi inverosimili. Senza dimenticare gli interventi di manutenzione e riparazione di vie ferrate e sentieri per alpinisti, che garantiscono la conservazione della vita in alta montagna.

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